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La sfida scettica e come affrontarla
Informazioni su questo libro
Nei secoli gli scettici hanno sollevato dubbi su ogni argomento: il passato e il futuro, la validità dell’induzione, l’affidabilità dei sensi, la realtà del mondo esterno e delle altre menti, la credibilità delle comunicazioni sociali.
Molte le strategie messe in campo per resistere allo scetticismo: nell’antichità l’accusa di incoerenza e di inattuabilità pratica; nell’età moderna il cogito agostiniano e cartesiano, il fenomenismo, il trascendentalismo kantiano, l’idealismo; nell’ultimo secolo la “prova” di Moore, il principio di carità di Davidson, l’argomento semantico di Putnam, il trascendentalismo wittgensteiniano, l’esternismo, il contestualismo. Alcune di queste strategie però falliscono, altre confutano lo scetticismo solo nominalmente, altre salvano la conoscenza ordinaria, ma non quella filosofica.
Infatti le ipotesi scettiche sono sensate, e in linea di principio potrebbero essere vere. Ma prendendo spunto da Occam e Russell ci rendiamo conto che sono talmente improbabili da potersi tranquillamente considerare false. Lo scettico si può dunque vincere, pur di non voler stravincere, e intanto ci insegna che spesso la certezza assoluta è irraggiungibile; ma ciò non ci impedisce di conoscere, poiché il grado di probabilità può far tutta la differenza del mondo.
Molte le strategie messe in campo per resistere allo scetticismo: nell’antichità l’accusa di incoerenza e di inattuabilità pratica; nell’età moderna il cogito agostiniano e cartesiano, il fenomenismo, il trascendentalismo kantiano, l’idealismo; nell’ultimo secolo la “prova” di Moore, il principio di carità di Davidson, l’argomento semantico di Putnam, il trascendentalismo wittgensteiniano, l’esternismo, il contestualismo. Alcune di queste strategie però falliscono, altre confutano lo scetticismo solo nominalmente, altre salvano la conoscenza ordinaria, ma non quella filosofica.
Infatti le ipotesi scettiche sono sensate, e in linea di principio potrebbero essere vere. Ma prendendo spunto da Occam e Russell ci rendiamo conto che sono talmente improbabili da potersi tranquillamente considerare false. Lo scettico si può dunque vincere, pur di non voler stravincere, e intanto ci insegna che spesso la certezza assoluta è irraggiungibile; ma ciò non ci impedisce di conoscere, poiché il grado di probabilità può far tutta la differenza del mondo.
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Informazioni
Argomento
PhilosophyCategoria
Philosophy History & Theory1. Introduzione
Secondo Aristotele, “Tutti gli
uomini per natura aspirano alla conoscenza”.
[1]
Dante ci dice (per bocca di Ulisse), “Fatti non foste a viver
come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.
[2] E il lettore che legge queste righe, per che motivo lo fa,
se non per acquistare conoscenza? Ma uno scettico direbbe che è del
tutto inutile: la conoscenza è impossibile, non possiamo sapere
nulla.
Oggi siamo bombardati di notizie da ogni parte, ma molte fonti
sono inaffidabili, e per lo più non abbiamo i mezzi per
controllarne la verità. Perciò il dubbio si insinua: “L’ha detto la
TV ... sarà vero?” “E’ scritto sul giornale ... sarà vero?”
Recentemente si parla tanto anche di
fake news, ma qualcuno a sua volta insinua che questo
discorso sulle
fake news sia esso stesso una bufala ... chi avrà ragione?
Perciò si diffonde lo scetticismo, molti finiscono per non credere
più a nulla. Dunque la società odierna vive nel quotidiano quello
che per secoli è stato un problema molto più filosofico che
pratico.
Vi sono stati filosofi scettici in tutte le epoche: Pirrone di
Elide (360-275 a.C.) e i suoi discepoli, poi gli esponenti della
Media Accademia, Arcesilao di Pitane (315 a.C.-241/240 a.C.) e
Carneade di Cirene (214 a.C. –129 a.C.), poi i neoscettici
Enesidemo di Cnosso (80 a.C. –10 a.C. circa), Agrippa (2
a metà del I secolo d.C.) e Sesto Empirico (160 d.C.–210
d.C. circa). Da quest’ultimo abbiamo gran parte delle notizie che
possediamo sullo scetticismo antico. Nell’epoca moderna ricordiamo
Montaigne (1533-1592), lo scetticismo “metodico” di Cartesio
(1596–1650), e quello radicale di Hume (1711-1776). Molte e
variegate sono anche le posizioni scettiche oggi, ed in più ci sono
atteggiamenti scettici meno teorici, ma penetrati anche in certo
sentire comune.
Storicamente il termine ‘scettico’ denota posizioni assai
diverse tra loro, talune più radicali, altre meno. Ma il nostro
interesse qui sarà più teoretico che storico; perciò, pur prendendo
ampiamente spunto da specifici autori e testi, farò riferimento a
una sorta di scettico ideal-tipico, del tipo più radicale, secondo
il quale non potremo mai giustificare la pretesa di conoscere
alcunché. Buona parte della filosofia della conoscenza nel corso
dei secoli può esser letta come il tentativo di rispondere a questa
sfida, perciò lo scetticismo ha avuto se non altro il merito di
stimolare ricerca in gnoseologia. Inoltre il dibattito
contemporaneo, ancora molto acceso,
[3] dimostra che le questioni che esso pone sono tutt’altro che
facili e lungi dall’esser definitivamente risolte.
Qui di seguito esaminerò brevemente la natura della conoscenza e
la struttura dell’argomentazione scettica che la nega. Nel secondo
capitolo esporrò una serie di dubbi scettici concernenti la
conoscenza del futuro, del passato, del presente, delle altre menti
e del mondo esterno, nonché l’affidabilità della sensazione e delle
informazioni dei
mass media. Nel terzo e nel quarto capitolo discuterò i
principali tentativi di confutazione dello scetticismo fatti in
epoca antica, moderna e contemporanea, concludendo che nessuno di
essi risulta pienamente soddisfacente. Infine nel quinto capitolo
suggerirò una strategia antiscettica di tipo esplicazionistico e
probabilistico, con alcuni illustri precedenti storici, mostrando
come con essa si possa rispondere ai dubbi scettici nei diversi
settori. Semplice ed intuitiva, essa non è eccessivamente
pretenziosa nei suoi obiettivi, ma sicuramente efficace. Inoltre,
pur riaffermando la possibilità della conoscenza contro le
argomentazioni scettiche, essa ci dà modo tuttavia di riconoscerne
anche alcune importanti ragioni. Dopo tutto, se è così difficile
confutare lo scetticismo, ci deve pur essere qualcosa di vero in
esso, che lo rende almeno inizialmente o parzialmente plausibile.
Non solo, ma vedremo che da questi elementi di verità dello
scetticismo possiamo apprendere qualcosa di assai utile per una
miglior comprensione della natura, della portata e dei metodi della
conoscenza.
[1]
Aristotele,
La metafisica, a cura di C.A. Viano, Utet, Torino 1974,
libro I, cap. 1.
[2]
Inferno, XXVI.
[3]
Vedi A. Coliva,
Scetticismo. Dubbio, paradosso e conoscenza , Laterza,
Roma-Bari 2012.
2. Che cos’è la conoscenza?
Chiariamoci anzitutto su cosa
sia la conoscenza, partendo da come usiamo la parola nel parlare
quotidiano. Posso dire “So che il treno è alle 7 ma non credo che
il treno sia alle 7”? Oppure “Giovanni sa che Rabat è la capitale
del Marocco, ma non crede che Rabat sia la capitale del Marocco”?
No! ciò dimostra che il credere è un prerequisito per il sapere. In
altri termini, la credenza è una forma di credenza.
Inoltre, posso dire di venerdì: “Giovanni sa che domani è
domenica”? o posso dire: “Lucia sa che Parigi è la capitale
dell’Inghilterra”? Certamente no. Dovrò dire invece: “Giovanni
crede che domani
sia domenica” , e “Lucia
crede che Parigi
sia la capitale dell’Inghilterra”. In altre parole, si
possono avere credenze false ma non conoscenze false: se una
credenza è falsa, non è una conoscenza. Pertanto, la conoscenza è
una credenza vera.
[1]
Ma non tutte le credenze vere sono conoscenze. Infatti, è
possibile che, in una stessa circostanza, Giovanni dica “
So che il treno è alle 7”, mentre Lucia dice “
Credo che il treno sia alle
7”, ed è possibile che entrambi stiano parlando
correttamente. supponendo che il treno parta effettivamente alle
7,00, sia la credenza di Giovanni che quella di Lucia sono vere.
perché allora il primo la qualifica come una conoscenza, e la
seconda no? Che cosa distingue la loro condizione epistemica, cioè
la loro posizione cognitiva? Perché Lucia non dice di
sapere?
Platone nel
Teeteto chiarisce con un esempio: supponiamo che in un
processo l’accusato sia di fatto innocente. Il suo avvocato
tuttavia lo difende con grande eloquenza, ma senza portare vere
prove della sua innocenza. Un giudice superficiale si farebbe
convincere dall’abilità abilità retorica dell’avvocato, formandosi
dunque la credenza che l’imputato sia innocente. Ora, questa
credenza sarebbe vera, ma non potremmo dire che si tratti di una
conoscenza. Le mancherebbero quelle che Platone chiama “ragioni”
(λόγοι), e oggi si chiama comunemente “giustificazione”. La
credenza di quel giudice sarebbe cioè vera ma non giustificata, e
per questo non sarebbe una conoscenza. Platone conclude dunque che
la conoscenza è una credenza vera e giustificata.
[2] Questa concezione è stata pacificamente accettata almeno
fino a quando fu messa in dubbio dal famoso articolo di Edmund
Gettier
Is Justified True Belief Knowledge?
[3] Ma nonostante tale articolo e le lunghe discussioni che ne
sono seguite,
[4] possiamo tranquillamente tenerla per buona per la nostra
discussione.
Resta ora da chiarire cosa sia la giustificazione.
Platone cerca di capirlo, ma nel seguito del dialogo non trova una
risposta soddisfacente. Anche su questo oggi fioriscono varie
concezioni e ferve la discussione,
[5] ma sostanzialmente è qualcosa che ti dice che non ti stai
sbagliando, che la tua credenza è vera. Può trattarsi di
un’esperienza sensoriale, o di un’altra credenza che sostiene
quella in oggetto. Ad esempio, se penso che il treno parta alle
7,00, la mia credenza è giustificata se ho guardato l’orario, o se
me l’ha detto il capostazione, o se lo so per esperienza perché
prendo quel treno ogni mattina, ecc. In tal caso, se vera, è anche
conoscenza. Altrimenti, se si tratta solo di un vago ricordo o di
un’impressione, potrebbe essere falsa, ed io posso solo dire che
penso che parta alle 7,00. Allo stesso modo, per il
giudice di Platone una giustificazione sarebbero state delle prove,
che però l’avvocato non ha portato. Pertanto, nonostante la sua
abile retorica, ciò di cui è riuscito a convincere il giudice
(l’innocenza dell’imputato) potrebbe essere falso, e dunque il
giudice
crede, che l’imputato sia innocente, ma non
sa che lo sia.
[1]
Platone,
Teeteto, Rizzoli, Milano 2011, 187b.
[2]
Ibi, 208b.
[3]
E. L.
Gettier
,
Is Justified True Belief Knowledge? «Analysis» 23 (
1963), pp. 121-123. Tr. it. in A. Bottani e C. Penco (a
cura di)
S
ignificato e teorie del linguaggio, Angeli, Milano 2013,
2ed.
[4]
Vedi T. Piazza,
Che cos’è la conoscenza, Carocci, Roma 2017, cap.3, 4; N.
Vassallo,
Teoria della conoscenza, Laterza, Roma-Bari 2003, II.2. M.
Alai,
Conoscenza in Platone e giustificazione oggi. Spunti teoretici
e didattici dal paradosso di Gettier, in M. Mengozzi, F.
Strocchi (a cura di)
Il Liceo e la città 199/95 –
2004/05, Stilgraf, Cesena, 2005, pp. 99-117. M. Alai,
Subjective and Objective Justification in the Solution of
Gettier’s Problem, in
Selected Proceedings of the SILFS 2010 International
Congress, edited by S.R. Arpaia, «L&PS - Logic and
Philosophy of Science», IX, 1 (2011), pp. 493-501. M. Alai,
Conoscenza, verità, giustificazione epistemica, in
La certezza della verità. Il sistema della logica aletica e il
procedimento della giustificazione epistemica («Sensus
Communis. International Yearbook for Studies on Alethic Logic»,
18), a cura di A. Livi, Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2013, pp.
31-46. M. Alai,
Regimenting the Ordinary Notions of Knowledge and Justification
after Gettier, in M. L. Bianca, P. Piccari (eds.)
Epistemology of Ordinary Knowledge, Cambridge Scholars,
Newcastle upon Tyne 2015, pp. 247-261.
[5]
Vedi T. Piazza,
Che cos’è la conoscenza, cit., cap. 2.3; N. Vassallo,
Teoria della conoscenza, cit., II,3.
3. La logica del dubbio scettico
Quando gli scettici negano che si possa conoscere alcunché ovviamente non negano che si possano avere credenze, e nemmeno che tali credenze possano esser vere: piuttosto negano che possiamo mai possedere giustificazioni sufficienti per le nostre credenze, che dunque non potranno mai considerarsi conoscenze.
Essi poi sembrano aver un metodo infallibile per metter in crisi la nostra fiducia in quel che crediamo e dunque nella possibilità di conoscere: ogni volta che affermiamo qualcosa, lo scettico domanda: “come fai a sapere che è proprio così?” Ci chiede dunque di indicare una giustificazione per la nostra credenza. Al ché normalmente noi daremo una giustificazione: “Lo so perché ...” (e qui indicheremo le nostre ragioni). A questo punto, però lo scettico ci chiederà di giustificare anche queste ragioni: “Come fai a sapere che questa giustificazione è vera?” e se proviamo a rispondere rilancerà con la stessa domanda. [1]
Sembrerebbe che non ci fosse bisogno di portare questo regresso all’infinito, perché a un certo punto potremmo essere in grado di fornire delle giustificazioni conclusive, per e...
Indice dei contenuti
- Copertina
- La sfida scettica e come affrontarla
- Indice dei contenuti
- I. LO SCETTICISMO
- 1. Introduzione
- 2. Che cos’è la conoscenza?
- 3. La logica del dubbio scettico
- 4. Il futuro e l’induzione
- 5. Il passato
- 6. Il presente
- 7. I sensi
- 8. Le altre menti
- 9. Il mondo esterno
- 10. I complotti
- II. ARGOMENTI ANTISCETTICI
- 1. Lo scetticismo è incoerente?
- 2. L'obiezione pratica
- 3. La certezza dei dati di senso
- 4. Il “cogito”
- 5. L’idealismo
- 6. Il kantismo
- 7. La “prova” di Moore
- 8. L’esternismo
- 9. Le alternative rilevanti
- 10. Il contestualismo
- 11. Il trascendentalismo
- 12. L’impossibilità dell'errore pervasivo
- 13. Un tentativo di confutazione semantica
- III. IMPLAUSIBILITÀ E IMPROBABILITÀ DELLE IPOTESI SCETTICHE
- 1. Un primo bilancio. Realismo e scetticismo
- 2. Il rasoio di Occam e l’inferenza alla miglior spiegazione
- 3, L’esistenza del mondo esterno e l’improbabilità delle coincidenze miracolose
- 4. L’errore del creazionismo
- 5. Il calcolo delle probabilità e l’errore del complottismo
- 6. La giustificazione dell’induzione
- 7. Come risolvere il nuovo enigma dell’induzione
- 8. Conoscere il futuro
- 9. Conoscere il passato
- 10. L’affidabilità dei sensi
- 11. L’esistenza di altre menti
- CONCLUSIONE
- Bibliografia
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