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Informazioni su questo libro
Chiunque abbia avuto un contatto, se pur superficiale con la vita di Thomas More, difficilmente si sarà lasciato sfuggire l'occasione di ammirare la figura e le gesta di Henry Patenson, nonché domandarsi come sia stato possibile che quest'uomo abbia potuto trovare un posto così importante nel cuore e nella vita del più illustre statista inglese del cinquecento? Come mai un uomo apparentemente così integro e severo abbia voluto per sé e per la sua famiglia un servo di così evidente insanità mentale che risiedesse stabilmente nella sua casa e che lo accompagnasse in viaggi ufficiali di rilevanza strategica per il regno d'Inghilterra? E soprattutto non si può evitare di chiedersi se l'attitudine all'allegria di More sia stata influenzata in qualche misura dall'uomo che storicamente sarà ricordato come il buffone di sir Thomas More, o viceversa se l'identità del buffone prenderà forma in Henry alla scuola dell'allegria del suo amato padrone?
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Argomento
StoriaCategoria
Storia mondiale1. Personaggi di genio e vivacità
Ma certamente non furono
le presenze fugaci e saltuarie, per quanto illustri, a fare di
quella casa un luogo di grande ammirazione. Nel corso della sua
intera vita terrena More fu accompagnato da personaggi che
contribuirono in un certo qual modo con la loro personalità ad
alimentare il suo genio. Fra questi è facile indicare coloro che
furono legati a lui da vincoli di sangue, meno scontata invece la
presenza di uomini e donne ai quali More fu legato da profondo
affetto e amicizia, personaggi della sua servitù per esempio, che
gli mostrarono forse più fedeltà di alcuni a lui intimamente
legati.
A guardare il ritratto di Holbein
[1]
, l’unica immagine che possediamo della famiglia, si ha
l’impressione di stare davanti al ritratto di una comunità numerosa
e vivace. I figli, la seconda moglie, il padre e lui stesso, che
nel dipinto sembrano rappresentare l’intera famiglia, in realtà
fanno pensare – anche perché la ricostruzione della sua vita e
della sua grande casa ce lo consentono – ad una schiera di persone
molto più numerosa che sta dietro le quinte dell’opera.
In essa risiedevano stabilmente il padre John More con una delle
sue quattro mogli, Alice Middleton che dal 1511 prenderà con la
figlia Alice Alington il posto di Jane Colt la prima moglie; le
figlie Margaret, Cecily ed Elizabeth con i rispettivi mariti
William Roper, Willam Dauncey e Giles Heron, il figlio maschio con
la moglie Anne Cresacre, i nipotini, la figlia adottiva Margaret
Giggs, il segretario John Harris con la moglie Dorothy Colley, e
naturalmente i domestici. A tutti di casa, e non solo alle figlie,
fece impartire la migliore educazione possibile per quei tempi,
un’eccellente educazione umanistica, filosofica e scientifica, da
ottimi maestri privati quali William Gonnell, John Clement,
Nicholas Kratzer, Richard Hyrde e il signor Drew che circolavano
liberamente in quella casa e a volte soggiornavano anche lunghi
periodi.
Facevano parte della casa, pur senza risiedere in modo stabile,
Master Alington, marito di Alice Middleton, figliastra di More e il
suo dipendente Thomas Croxton, i Rastell: John (marito di
Elizabeth, sorella di Thomas More), suo figlio William e i due
fratelli maggiori di lui John e Joan; quest’ultima andò in sposa a
John Heywood, il più grande drammaturgo dell’epoca che fece della
casa di Thomas More un circolo di cultura e di arte teatrale.
Accanto a queste figure di primo piano vi erano poi gli uomini
della servitù, per nulla secondari nel cuore di Thomas More. Una
bella figura della casa, che non si vede nel ritratto, ma che
avrebbe certamente meritato uno spazio, era il suo domestico
personale John à Wood che aveva l’incarico di badare che i suoi
vestiti e tutto il resto fossero sempre in ordine. Uno dei biografi
di More riporta con molta simpatia il ricordo di quella volta che
il suo segretario John Harris lo rimproverò amichevolmente perchè
era uscito con le scarpe rotte. Moro gli rispose: «
Di al mio tutore che me ne comperi un altro paio»
[2]
, riferendosi al caro John à Wood che lo servirà anche durante
la prigionia, suscitando l’invidia della figlia Margaret che
desiderava trovarsi in carcere al posto del servo
[3]
. La moglie infatti, come sappiamo da una lettera di
perorazione inviata a Thomas Cromwell, pagava 15 scellini a
settimana per il mantenimento del marito e del servo
[4]
. Si tratta indubbiamente dell’uomo che più di tutti gli altri
ebbe modo di stare accanto a More quasi tutto il tempo della
prigionia, mise in salvo molti dei suoi scritti di quel periodo e
con molta verosimiglianza la cappa che More vestì il giorno del
martirio era sua
[5]
. Chissà quale e quanta ricchezza di impressioni e descrizioni
John ci avrebbe trasmesso se avesse avuto la possibilità di
raccontare la vita del suo padrone nei quindici mesi di detenzione
alla Torre di Londra.
Veniamo a conoscenza poi di figure della sua servitù
apparentemente più in ombra nell’universo moreano documentato dai
biografi e dallo stesso More, ma non per questo meno importanti nel
suo cuore. In due lettere di Erasmo, del 5 marzo e del 23 aprile
1518, si parla di un certo John, non più di un ragazzo, che
diventerà poi uno dei servitori di casa Moro.
Era stato inviato da Erasmo in Inghilterra per recuperare delle
lettere di una certa importanza che More custodiva, e anche un
cavallo che gli era stato promesso da Christopher Urswick, un
notabile del luogo, ma che da questi non avrà mai. Sarà Thomas a
fargli dono del cavallo e affidarlo al ragazzo che lo perderà
durante il tragitto. Evidentemente nei pochi giorni che fu ospite
di More il giovane era riuscito a far breccia nel cuore del padrone
di casa se Erasmo scriverà: “Il mio John mi ha raccontato che lo
hai accolto tra la tua servitù. Se è vero, me ne rallegro: la sua
mammina, infatti, non pensa che il figlio possa salvarsi lontano
dall’Inghilterra. È comunque progredito nelle lettere, sebbene non
vi sia nato, ma non c’è niente di più schietto, niente di più caro
della sua inclinazione. So che ti preoccuperai, per quanto dipende
da te, che stia lontano dalla frequentazione dei depravati, e non
ti rincrescere che una parte dei miei doveri verso di lui passino a
te”
[6]
.
Di un altro John suo servitore, anch’egli un ragazzo, veniamo a
conoscenza in occasione della difesa che More fece di se stesso, in
uno dei suoi ultimi scritti, contro le false accuse di persecuzione
degli eretici mosse dai suoi nemici.
More racconta di un giovane che suo padre aveva allevato
nell’eresia prima che andasse da lui, e l’aveva messo a servizio di
George Jay o Gee, chiamato anche Clerk, un prete che aveva
abbandonato il suo ministero. «Questo George Jay insegnò al
ragazzo la sua empia eresia contro il SS. Sacramento dell’altare,
ed il ragazzo, venuto al mio servizio, incominciò ad insegnarla ad
un altro giovane, in casa mia, che lo disse. Per cui io ordinai ad
un mio servitore di batterlo come si conveniva ad un ragazzo, per
punizione e per esempio, davanti a tutti i miei famigliari»
[7]
.
Troviamo ancora tra i suoi servitori figure di grande simpatia
come quella di Davy l’olandese che sarà protagonista e fonte di non
pochi problemi per il suo padrone. Walter Smith, un discreto
letterato che divenne poi – presentato da More stesso –
sword-bearer del Lord Mayor di Londra, e appena accennata da uno
dei più importanti biografi, una povera vedova, di nome Paola, che
aveva speso tutto quanto possedeva in un processo e che More si
portò in famiglia, impiegandola come era normale che fosse, tra i
membri della sua servitù.
In tale contesto antropologico così variegato spicca, in tutto
il suo fulgore e nella piena accettazione e considerazione di tutti
i membri della casa, la figura di Henry Patenson, colui che passerà
alla storia, forse impropriamente, come il buffone di Sir Thomas
More.
[1]
Per la ricostruzione dell’opera di Holbein in
riferimento alla figura di Patenson vedi il capitolo
Il ritratto di un re.
[2]
T. Stapleton
, Tres Thomae, seu de S. Thomae Apostoli rebus gestis.
De S. Thoma Archiepiscopo Cantuariensi et Martyre. De T. Mori
Angliae quondam Cancellarii vita, Douai: Ex officina Ioannis
Bogardi, 1588, p. 227 (in seguito si citerà
Vita Thomae Mori).
[3]
E. F. Rogers,
The Correspondence of Sir Thomas More, Princeton
University Press, 1947, 203, p. 511 (in seguito si citerà
Rogers).
[4]
Rogers, 215, pp. 554-555.
[5]
Thomas Stapleton racconta che More aveva
deciso di recarsi al patibolo con la bella cappa che l’amico
italiano Antonio Bonvisi gli aveva donato mentre si trovava in
prigione, «sia per piacere all’amico, sia per poterla donare al suo
giustiziere. Ma per l’avarizia e la cattiveria del suo carceriere,
egli, già così grande e stimato, e che aveva ricoperto una carica
così elevata, uscì vestito con la cappa del suo servitore, fatta
con il materiale più spregevole, che noi chiamiamo ratine» (
Vita Thomae Mori, p. 340).
[6]
Opus epistolarum Des. Erasmi Roterodami, ed. P. S. Allen,
12 vols. Oxford, Clarendon, 1906-1958, III, 829, p. 295 (In seguito
si citerà Allen); Erasmo da Rotterdam e Thomas More, “
Più di metà dell’anima mia”.
Corrispondenza, a cura di Giuseppe Gangale, trad. it. di
Angelo Fracchia e Bruno Fortunato, Edizioni Studium, Roma 2016, p.
109 (in seguito si citerà
Corrispondenza Erasmo-More).
[7]
The Complete Works of Thomas More,
Apology, vol. 9, Yale University Press, New Haven &
London, 1979, pp. 117-118 (in seguito si citerà CW seguito dal
numero del volume e nome del libro).
2. La “notorietà” di Mastro Henry
Sarebbe interessante ai fini della stessa biografia moreana sapere come More sia venuto a conoscenza di Mastro Henry, sebbene dalle fonti risulta impossibile ricostruire questo dato a causa dell’assoluta mancanza di indizi che possano anche soltanto alludere all’incontro tra i due.
In realtà i pochi episodi e le poche notizie che riguardano Henry lo dipingono in azioni che dimostrano quanto fosse consolidata la sua presenza accanto a More e nella sua casa. E, inoltre, non essendoci fonti autonome di un certo spessore su di lui non è possibile tracciare alcun collegamento tra queste e quelle moreane.
Pertanto se non è possibile ricostruire il tempo, il luogo e l’occasione che hanno permesso a More e Patenson di conoscersi, cosa che è sempre lecita immaginare, è possibile invece ricostruire, grazie ad una minuscola traccia riscontrabile nella bibliografia moreana, il perchè More ne sia venuto a conoscenza, vale a dire il contesto antropologico di riferimento che ha permesso loro di incontrarsi.
Si tratta, in altre parole, di dare un senso e un valore alla cosiddetta “notorietà” di Mastro Henry. More ne parla in riferimento ad un altro ospite della sua casa, un certo Cliff che aveva, appunto, come dice More, la stessa reputazione di Patenson e che viene ricordato quale protagonista di un episodio molto divertente.
Questo Cliff era stato pazzo per molti anni, ma l’età lo aveva reso libero dalla rabbia, al punto che stava ammodo tra la gente come una persona malleabile e innocua. Nella testa folle di Cliff vi arrivavano talvolta tali immaginazioni contro le immagini sacre simili a quelle che gli eretici producono nella loro tristezza. Così come per piacere alcuni di loro (che dopo aver compiuto il gesto sono fuggiti e corsi via e altri si sono abbassati fino al furto e sono stati catturati) di recente hanno buttato giù dal ponte di Londra l’immagine del beato martire san Tommaso, allo stesso modo Cliff, una volta, sullo stesso ponte si scaraventò a parole contro un’immagine della Beata Vergine, e poi dopo simili bestemmie che il diavolo mise nella sua bocca (che oggigiorno soffiano dalla bocca di molti eretici – i quali sembra che siano talora così tristi e ancora più pazzi di lui) mise la mano sul bambino in braccio alla Madre e vi ruppe il collo. Dopodichè le brave persone, che si trovavano sul ponte vennero a casa mia e accusarono Cliff davanti a me chiedendogli perchè avesse rotto il collo del bambino in braccio alla Nostra Signora – quando Cliff, li ebbe ascoltati- volse lo sguardo intensamente su di loro e, come un uomo triste e serio, domandò: “Ditemi una cosa, non avete pensato tra voi di fissare di nuovo la testa del bambino? “No, dissero,”non possiamo”. “No?” Disse Cliff, “per la messa, è una grande vergogna per voi. Perché mi raccontate questo allora? [1] .
Se Cliff aveva la stessa notorietà di Mastro Henry è...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Henry Patenson
- Indice dei contenuti
- Introduzione
- I. Una casa fuori del comune
- 1. Personaggi di genio e vivacità
- 2. La “notorietà” di Mastro Henry
- 3. La salute e i beni di John Shaw
- 4. La custodia di John Moreton
- 5. I pazzi di Bedlam
- 6. La correzione del matto
- 7. Simpatia e carità per i pazzi
- II. L'allegria alla "corte" di Sir Thomas More
- 1. La “sobria allegria”
- 2. Una spassosissima favola
- 3. Sui piacevoli campi della modestia
- 4. Una lezione di umorismo
- 5. Il dialogo sulla felicità
- 6. L’allegra casa di North Mymms
- 7. Il teatro domestico moreano
- 8. I Cento racconti allegri
- 9. La scena di Patenson
- 10. Il pazzo del signor Moro
- 11. Alla tavola di More
- III. I giullari d'Inghilterra
- 1. Idioti, artisti e altro ancora
- 2. Il fool nell’isola di Utopia
- 3. L’intelligenza del pazzo
- 4. Il mestiere di far ridere
- 5. La derisione del potere
- 6. La leggerezza al governo
- IV. Il compagno dell'ambasciatore
- 1. Uno spiacevole ufficio
- 2. Una casa in viaggio
- 3. Una missione piuttosto politica
- 4. Il proclama di Henry Patenson a Bruges
- 5. La follia di Henry contro la follia di Barnes
- 6. Davy l’olandese
- 7. Al servizio di servi e amici
- V. Il ritratto di un re
- 1. Il dittico di Quentyn Metsys
- 2. Holbein in Inghilterra*
- 3. Il ritratto della famiglia
- 4. Erasmo rivede l'intera famiglia
- 5. Il ritratto di un re o di un pazzo
- 6. Le annotazioni sullo schizzo a penna
- 7. Thomae mori morio
- 8. Erasmo e Patenson
- 9. L'idea del ritratto
- VI. Il congedo
- 1. La notizia di Stapleton
- 2. I tempi dell’indigenza
- 3. "Lo diede a suo padre"
- 4. "Lo allontanò dalla sua tavola"
- 5. Un bene all'anima
- 6. L'allegria sul patibolo*
- VII. Patenson dopo More
- 1. Una nuova casa per Henry
- 2. Patenson nel Chamberlain’s account
- 3. La notizia della sepoltura
- 4. Le copie dell’Holbein
- 5. La diffusione della memoria
- 6. Patenson nella miniatura
- 7. Il caso Ireland
- 8. Il sonetto di William Henry Ireland
- 9. William discepolo di Patenson
- 10. L’inginocchiatoio di Chelsea
- 11. La tentazione della “follia”
- Indice dei nomi
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