Dalla "Difesa di Dante" di Gasparo Gozzi, favola "L'Orfeo".
A tutti è noto come Euridice, amata da Orfeo, morì ancor giovane. Egli l'amò anche dopo, finché visse, ma cessato un poco quel primo dolore egli cominciò a rivolgere l'animo ai popoli della Tracia; e venutogli a noia quella barbarie e ruggine che li copriva, e quel gran disordine che tutto guastava fra loro, si pose in mente di condurli al vero cammino tanto nei costumi, quanto nelle scienze e pensava come poter riuscire a ciò. "Io non potrei raggiungere il mio scopo senza dir male dei loro vizi, ma se lo faccio con aperti rimproveri rischio di essere lapidato." Immaginò allora una bella favola: pensò di far credere ai suoi popolani che, amando ancora Euridice, dopo la sua morte egli era stato nell'inferno per riaverla e che con la forza del suo canto l'aveva riacquistata, perdendola poi di nuovo per troppo amore. Quando egli vide che con questa sua invenzione egli aveva acquistato reputazione, si diede con lo stesso stile a raccontare molte cose del mondo di là meravigliose e nuove, legandole ai fondamenti della religione di quella gente e in tutto dimostrando la somma possanza e giustizia di Giove. Ed agli amici che gli chiedevano come fosse cominciata la sua avventura egli intonava un suo proemio:
"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
E quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura."

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Il Pensiero Politico di Dante
Commento alla Monarchia e ai canti politici della Divina Commedia
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FilosofiaCategoria
Saggi di filosofiaCANTI POLITICI DELLA DIVINA COMMEDIA
Cap. Xxiv – il veltro
Siamo nel Canto I, Dante comincia il poema narrando di come quand’era a metà del corso della propria vita si fosse perduto in una foresta oscura e spaventosa dove si era visto venire incontro tre fameliche belve, un leone, una lince, una lupa. Quando già disperava di salvarsi gli apparve il poeta romano Virgilio che gli disse di essere stato inviato in suo soccorso da Beatrice, la donna che Dante aveva amato nella sua prima giovinezza, prima che sposasse un altro e poi morisse ancor giovane in odore di santità. Virgilio conforta Dante e, parlando della lupa, fa la celebre profezia del Veltro;
“Questa bestia per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via
ma tanto lo impedisce che l’uccide
ed ha natura sì malvagia e ria
che mai non empie la bramosa voglia
e dopo il pasto ha più fame di pria.
Molti son gli animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che il veltro
verrà, che la farà morir con doglia
Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapienza, amore e virtude,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.
Di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Camilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.
Questi la caccerà per ogni villa,
fin che l’avrà rimessa ne lo inferno,
là onde invidia prima dipartilla.”
Questa lupa ha natura tanto malvagia che non lascia passar vivo nessuno che incontra e così farà fino a che verrà un veltro (un cane da caccia) che l’ucciderà e sarà la salvezza dell’Italia umile, quella per cui morirono combattendo, Eurialo, Niso, Turno e Camilla. Infinite pagine sono state scritte per scoprire l’identità del Veltro: chi poteva essere costui? Figura storica reale o puramente immaginaria?
Nella mia introduzione io ho scritto che Dante era un uomo molto colto, ma non apparteneva alla schiera dei letterati che passano il tempo sui libri ed ignorano ciò che accade attorno a loro, viveva tra il popolo ed era attivamente impegnato nella politica della sua città, sapeva ciò che passava nella testa della gente, possedeva una cultura sia di tipo accademico che popolare..
Fra le credenze più diffuse in mezzo a tutti i popoli c’è la fede nel futuro avvento di un “Salvatore”, il Messia che gli ebrei ancor oggi attendono, l’Iman degli sciiti maomettani ed anche il “bambino”, che avrebbe dovuto introdurre una nuova età dell’oro, di cui parla Virgilio nella sua Egloga IV.
Anche in Italia, ai tempi di Dante, si attendeva “Il Salvatore”e forse lo si aspetta ancor oggi. Ciò è strano, perché il cristianesimo insegna che l’atteso Messia, il Cristo, è venuto sulla terra, non è stato riconosciuto ed è stato crocifisso. Lui stesso ha detto che tornerà, ma alla fine del mondo a giudicare i vivi e i morti. Quindi sarebbe vana l’attesa di un altro “Salvatore” o “Veltro” che lo si voglia chiamare. Dante ben sapeva tutto ciò, però la credenza era diffusa fra la gente dei tempi suoi, tutti aspettavano il Salvatore, ma non c’era accordo su chi dovesse essere costui. Alcuni aspettavano il papa santo, altri il santo imperatore e certamente non mancò qualche imbroglione che voleva far la fortuna di qualche principe.
Dante riferì ciò che la gente si aspettava, ma formulò la profezia in un modo che rivela la vanità delle credenze popolari: figurarsi, mettere insieme Turno, Camilla, Eurialo e Niso come campioni e salvatori dell’umile Italia! Passi per Turno e Camilla, che combatterono a difesa dell’umile Italia contro gli invasori stranieri, ma Eurialo e Niso morirono dopo aver ucciso proditoriamente nel sonno tanti guerrieri italici! Però la profezia è fatta da Virgilio che Dante ha appena definito suo maestro:
“Tu sei lo mio maestro e il mio autore,
tu sei solo colui cui io tolsi
lo bello stile che m’ha fatto onore”
Virgilio non può aver detto cose prive di senso, la sua profezia deve avere un significato coerente con le sue idee, il suo Veltro deve esistere come personaggio o come evento atteso, anche se non sarà quello che il popolo aspetta. Nella nostra ricerca facciamoci guidare dalle caratteristiche che esso deve avere:
“Questi non ciberà terra nè peltro
ma sapienza, amore e virtute
e sua nazion sarà tra feltro e feltro”
Prima idea che viene in mente: Cristo che non possedette beni terreni né denaro, nacque in una stalla e presumibilmente fu avvolto in umili panni e predicava amore sapienza e virtù. Solo Cristo può accogliere in un unico abbraccio Euria...
Indice dei contenuti
- Vita di Dante - Note biografiche
- PREFAZIONE
- Capitolo I
- Capitolo II
- Capitolo III
- Capitolo IV
- Capitolo V
- Capitolo VI
- Capitolo VII
- Capitolo VIII
- Capitolo IX
- Capitolo X
- Capitolo XI
- Capitolo XII
- Capitolo XIII
- Capitolo XIV
- Capitolo XV
- Capitolo XVI
- Capitolo XVII
- Capitolo XVIII
- Capitolo XIX
- Capitolo XX
- Capitolo XXI
- Capitolo XXII
- Capitolo XXIII
- * * *
- CANTI POLITICI DELLA DIVINA COMMEDIA
- Capitolo XXV
- Capitolo XXVI
- Capitolo XXVII
- Capitolo XXVIII
- Capitolo XXIX
- Capitolo XXX
- Capitolo XXXI
- Capitolo XXXII
- Capitolo XXXIII
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