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Le terre della fantasia
Leggere la letteratura per l'infanzia e l'adolescenza
- 336 pagine
- Italian
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Informazioni su questo libro
Policroma e mutante è la letteratura per l'infanzia, un universo affascinante e misterioso, spesso poco conosciuto anche dagli addetti ai lavori. Nonostante si inciampi sempre più frequentemente negli appetiti commerciali di redazioni allenate a vedere nel bambino più un consumatore da convincere che un lettore da formare, la letteratura per l'infanzia ha saputo evolvere nel tempo e opporre, a libri tronfi di storie mediocri o finali moraleggianti, trame raffinate, emozionanti, sovversive, che alimentano l'immaginario del bambino, ne esaltano la libertà, parlano di temi ostici quali la sessualità e la morte, rovesciano le finzioni degli adulti, generano un flusso di energia trasformatrice. Costruito sulla felice alternanza di saggi dallo stile asciutto e incisivo, il volume offre uno spaccato rigoroso della dinamicità del panorama contemporaneo della narrativa per ragazzi: tocca le terre fantastiche delle fiabe e i lidi ristoratori della poesia, della sperimentazione linguistica oulipiana; dibatte sull'imprescindibile ruolo svolto dai libri per la primissima infanzia e dai romanzi di formazione ed educazione sentimentale dedicati agli adolescenti; presenta una poderosa rassegna sui libri di divulgazione scientifica e su alcuni irrinunciabili albi per lo sviluppo dei concetti spazio-temporali e dei numeri già nella tenera età; ricorda l'attualità delle trame racchiuse in alcuni grandi classici di Otto e Novecento sino a lambire i territori della nuova letteratura digitale. Uno strumento prezioso per coloro che desiderano comprendere le forme, i temi e gli orientamenti contemporanei della letteratura per l'infanzia e l'adolescenza, che credono nel ruolo di mediatore dell'adulto, che mettono al centro del dibattito sempre e solo un protagonista: il bambino.
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Informazioni
Argomento
LetteraturaCategoria
Saggi letterariParte seconda
La letteratura per l’infanzia e l’adolescenza a scuola
I. L’avventura di un dialogo: leggere in età prescolare
di Carla Sartori
L’antica libreria Chiovato di Vicenza, accogliente e dinamica, era costituita da due stanze contigue che profumavano di carta e di legno (terminavano infatti in un annesso laboratorio di cornici). I libri erano accatastati uno sopra l’altro, magari a terra piuttosto che su tavoli in pile: non sempre si riusciva a vederne la copertina e per questo bisognava spostarne altri costruendo piccole torri provvisorie, con nuovi ordini. Ma forse era proprio quel giusto disordine che consentiva di trovare quello che avresti riconosciuto come il tuo piccolo tesoro, frutto della ricerca di quel giorno.
Oggi quella libreria fa parte dei negozi dei miei ricordi dove in ognuno c’era qualcosa di particolare, dal lunghissimo bancone in legno del negozio delle stoffe, alle meravigliose cassettiere della farmacia… Luoghi ormai omologati, diventati tutti simili fra loro, dove si entra e si esce senza fare incontri significativi. Invece il signor Chiovato, vedutista, memorizzava Vicenza attraverso scatti che sarebbero diventate le cartoline della nostra storia e in quella libreria aveva ricostruito un luogo di incontri dell’intellighenzia vicentina (e non) del dopoguerra come gli scrittori Neri Pozza e Virgilio Scapin o il pittore Albanese. Quando transitavano per la città del Palladio, sosta obbligata per l’editore Scheiwiller (in esclusiva le edizioni All’insegna del pesce d’oro) e per due esponenti del Quartetto Cetra: personaggi topici, uomini che avevano scandito quel periodo vicentino attraverso nessi, passioni e amicizia. Si entrava in questa libreria per vedere cose apparentemente «minori», piccoli editori di nicchia, selezionati. Forse non programmavi di trovare delle «chicche», ma ti portavi via comunque, quasi per caso, libri strani da riscoprire a casa, libri che ti avrebbero agganciato ad altri percorsi ancora, a volte divergenti altre volte paralleli.
1. Editoria «d’urto» negli anni settanta.
Quel giorno, metà degli anni settanta, mio fratello (vi lavorava provvisoriamente, lo ricordo mentre spostava, alzava, ammonticchiava libri in equilibri precari) sfilava una serie di piccoli oggetti quadrati, dal formato inusuale. Erano i libri di Iela Mari: Il palloncino rosso1 e L’albero2. Cominciai a sfogliare: semplicemente meravigliosi. Sapevo di aver trovato qualcosa di importante quel giorno. Dentro a quelle pagine scorreva una nuova immagine del pensare, si respirava il mondo intero, ma diverso. Intuivo che anch’io sarei cambiata per diventare un po’ quello che leggevo.
In effetti quei libri che mi schiudevano altri modi possibili di fare scuola, a ripensarci oggi, li comperavo soprattutto per me, non per qualche bambino immaginario. Era il tempo dei concorsi magistrali e quei libri ebbero successo anche fra le mie compagne; li prestai, forse incautamente, perché non si trovavano ancora in altre librerie. Passando di mano in mano alcuni non mi vennero più restituiti e in seguito non riuscii più a ritrovarli.

40. A. Turin, La vera storia dei Bonobo con gli occhiali, illustrato da N. Bosnia, Motta Junior, Milano 2000.
Ricordo con nostalgia i quaderni del gruppo redazionale «Io e gli altri»: Le paure dei bambini3, Come si educano gli adulti4, Le scritte sui muri5. Anche quei libri erano un sintomo che «qualcosa stava cambiando», anche se non in maniera definitiva. Qualche esempio: il libro di Idana Pescioli (1972) sul valore che poteva assumere la biblioteca per i bambini nella prima scuola; alcune riviste che cominciavano a porre l’attenzione sull’importanza dell’illustrazione per i più piccoli; i libri di Munari che sconvolgevano i nostri modi di vedere; scuole che arredavano le sezioni con i banchi trasformabili (al bisogno diventavano piccoli teatri oppure castelli); e tanto altro ancora.
2. Fare scuola con i bambini.
Nel frattempo, cercando di costruire un modo di fare scuola con i bambini, iniziavo a organizzarlo per blocchi di senso. Ho dedicato molti pensieri, ad esempio, al tema delle separazioni, perché la scuola dell’infanzia si interroga proprio sul problema del distacco dei più piccoli dai genitori. Il bambino di tre anni che entra a scuola attraversa un confine, un confine che collega un fuori con un dentro.
Quali tracce trova o dovrebbe trovare nel suo bisogno di esplorare il mondo? Come aiutarlo a conoscere il luogo in cui è stato portato e di cui, forse, ha un po’ paura?
A fornirmi risposte adeguate intervenivano anche le trame di quei libri che mi accompagnavano verso dove non sapevo ancora. A volte incontravi un bambino un po’ frettoloso che guardava «tutto» velocemente, a volte un bambino che non vedeva niente perché i suoi occhi erano pieni di lacrime. Quanti volti sostavano dentro di me. Allora pensavo che dovevamo aiutarli, di più, a superare il confine, ad attraversare quella porta, quell’atrio che collegava la loro casa alla scuola; in maniera discreta, ma più consapevole, dovevamo diventare adulti rispettosi che avevano pensato a loro a lungo e per questo li avevamo attesi.
Davanti ai nostri occhi comparivano volti di bambini per i quali di restare in quel luogo non se ne parlava nemmeno, bambini arrivati in braccio alle loro mamme e che non avevano alcun desiderio di scendere a toccare quel suolo terribile…
Odori, oggetti, rumori, immagini, scritture, parole che entravano con forza nella loro vita. Si insinuavano fra loro, i genitori e il ricordo della loro casa appena lasciata. «Quando cerco una tana, la mia mamma albero scava un buco nel suo tempo e io mi posso fare un nascondiglio dentro quella terra»6.

38. L. Panzieri, Una mamma albero, illustrato da C. Cerretti, Lapis, Roma 2007.
Il viaggio della vita, fatto di stupore, di promesse, di incontri, di dolori, di felicità e di nostalgia, era iniziato. Forse qualcuno si era dimenticato di narrare quanto poteva essere anche brutto e faticoso. «Grande Orso si sedette nella Poltrona Orsa con Piccolo Orso in braccio. E gli raccontò una storia di plòfferi, di plicchettoni e plòppidi e di rumori della neve nel bosco, e di quel Piccolo Orso e quel Grande Orso che ploffavano fino a… CASA»7.
Alcuni bambini restano «ancorati» al primo luogo che incontrano nell’edificio scolastico: l’entrata. Altri vi ritornano durante vari momenti della giornata. Questo, infatti, diventa per loro uno spazio ponte fra il dentro e il fuori: è lo spazio dell’attesa. È lì che apparirà la mamma. O, ancora di più, la si potrà vedere arrivare da lontano, anticipando e assaporando un po’ prima la calma, dimenticando l’inquietudine. Se ogni giorno vissuto lascia qualcosa dentro di noi, quello che il bambino trova nel suo primo luogo di scuola, a diritto, dovrebbe essere armonioso e sobrio, «pulito» e al contempo delicato, curato e non dimenticato. I bambini sono molto bravi con i loro no, lacrime, turbamenti, domande… ci aiutano a rivedere alcuni passaggi, ripensare ad alcune proposte. Grazie a loro, gli adulti imparano di nuovo a vedere le cose, per essere insegnanti accorti nel pensare a un contesto con e per i bambini. In entrata ci sono oggetti transizionali, oggetti «elastico», oggetti che stanno in mezzo, e che fanno da accompagnamento a una possibile relazione. Ci saranno alcuni libri, un po’ più giusti di altri. Quando si aspetta qualcuno non si è mai soli.
Leggere fornisce quel tempo necessario affinché un adulto e un bambino imparino a conoscersi lentamente. Ci vuole una voce, ci vuole un respiro d’ascolto, ci vuole un libro: è il perfetto incastro di tutti e tre gli elementi nello stesso momento. Ecco allora I tre piccoli gufi8 o Voglio anch’io la mamma!9, libri particolari che sanno parlare ai bambini. Entrambi gli albi, con poche parole e con delicate illustrazioni, raccontano la storia di una mamma gufo e di una mamma scoiattolo che sono in ritardo nel loro ritorno al nido e al vecchio albero. Questi libri hanno aiutato noi insegnanti a rispondere con fiducia e sicurezza ai fantasmi che il bambino poteva vivere nei primi (a volte molto più a lungo) giorni di scuola. Attraverso piccole riflessioni sulla paura: e se la mamma non tornasse? Gli autori e gli illustratori insegnano i modi per aspettare, spiegano come riempire gli spazi vuoti interiori con parole e disegni che vanno dritti al cuore.

39. M. Waddell, I tre piccoli gufi, illustrato da P. Benson, Mondadori, Milano 2004.
I libri sono solo una traccia, mentre la risposta personale viene «trovata» con l’adulto che in quel momento il bambino ha scelto come riparo dalla propria vertigine interiore determinata da spaesamento, dalla paura dello spazio vuoto. Un palcoscenico indefinito in cui si diventerà attori, ma un po’ alla volta come nell’albo Quando sono nato10. A quest’idea si collega e si scosta per altri versi il tema della conoscenza di un luogo.
A., di anni tre, dopo alcuni giorni di scuola e durante un’attività in sezione mi chiede: «Carla devo andare in bagno, io ci so andare, ma come faccio poi a ritornare qui?». Per non sentirsi spaesato il bambino ha bisogno di segnali che lo conducano, che lo accompagnino nel dentro, nel vissuto, nell’esperienza, dell’esplorazione. Un filo d’Arianna archetipico, originario, che lo aiuti ad andare e a saper ritornare. Il bambino non deve sentirsi straniero, ma capace di attraversare luoghi, senza perdersi dentro di essi perché incapace di dare un senso a quanto gli accade e non potersene quindi «appropriare».
Alcuni libri come Viaggio attraverso un ippopotamo11, Il mio treno12, e Viaggio nella notte blu13, consentono al bambino di interpretare una realtà territoriale via via più complessa, da condividere con l’altro durante la lettura. Sono libri che forniscono chiavi per vedere il mondo dentro e fuori di noi. La scuola porta con sé «odori nuovi» e un giorno, magari lontano, qualcosa, qualcuno, potrebbe riportare quel bambinoadulto proprio in questo luogo («…come faccio a ritornare qui?»). Se è stata un’esp...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Copyright
- Indice
- Del silenzio sapiente della nuvola, del lupo, del gallo e dei libri per bambini
- Parte prima. Storia, teoria e prassi educativa
- Parte seconda. La letteratura per l’infanzia e l’adolescenza a scuola
- Bibliografia
- Elenco delle illustrazioni
- Gli autori
Domande frequenti
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