Qapla', Le lingue inventate del cinema e della TV
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Qapla', Le lingue inventate del cinema e della TV

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Qapla', Le lingue inventate del cinema e della TV

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Che lingua parla Khal Drogo in Game of Thrones? Cosa dicono davvero gli Ewok di Guerre Stellari? Posso imparare a parlare come i Na'vi di Pandora?
L'utilizzo di lingue inventate o "conlang" nell'audiovisivo ha subito ultimamente un netto incremento. Il libro indaga il fenomeno e accompagna il lettore alla scoperta dell'affascinante mondo delle "fictional languages". Dopo una breve introduzione sulla natura e la storia delle lingue inventate, il libro entra nel vivo di questo "nuovo" fenomeno. Il testo riporta curiosità, aneddoti dal dietro le quinte e rivela il processo creativo che ha portato allo sviluppo di diverse lingue cinematografiche e televisive. Gli idiomi più famosi sono corredati da brevi frasari tramite i quali i lettori potranno parlare sin da subito in klingon, in elfico o nelle altre lingue descritte. Il libro, scritto in un linguaggio accessibile e fresco, è rivolto sia ai semplici curiosi che agli appassionati di lingue e di cinema.

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Informazioni

Anno
2019
ISBN
9788831612760

1. BREVE STORIA DELLE LINGUE COSTRUITE

Quella di inventare lingue è una pratica antica.
Fino ai tempi più recenti i “logopoeti”, (come li avrebbe definiti J.R.R. Tolkien), o creatori di lingue che dir si voglia, sono vissuti più o meno nell’ombra, spesso nell’impossibilità di comunicare il loro entusiasmo e le loro intuizioni a gran parte di coloro che li circondavano. Prima della metà del secolo scorso pochi erano coloro che uscivano dall’anonimato, e per la maggior parte si trattava di studiosi o appassionati che sognavano di creare una lingua universale o “perfetta”. L’intento, insomma, era quello di produrre qualcosa di utile al progresso materiale dell’umanità.
Poca attenzione era riservata a coloro che non avevano altri scopi se non il piacere di creare, di immaginare mondi, di plasmare qualcosa di unico. Le notizie su tale forma d’arte erano così scarse che spesso i costruttori di lingue si convincevano di essere gli unici in circolazione.
Con la diffusione di internet queste lingue sono finalmente potute uscire dai cassetti. Oggi i loro creatori possono esibire le loro opere, comunicare gli uni con gli altri e scoprire di essere parte di una comunità molto più numerosa di quanto pensassero. Gli articoli, i gruppi facebook, le lezioni, i video e persino i documentari sulle lingue costruite si moltiplicano di giorno in giorno.
Se un tempo inventare linguaggi o apprendere lingue artificiali poteva essere considerato una “perdita di tempo” o una “stravaganza”, (J.R.R.Tolkien lo chiamava “il vizio segreto”), oggi, come vedremo, soprattutto grazie al cinema e alla TV (ma anche ai videogame, ai fumetti e alla letteratura) l’atteggiamento sta decisamente cambiando.
Come si è arrivati a questo? Prima di rispondere sarà utile porci alcune domande essenziali: cosa sono le lingue costruite? E qual è la loro storia?

1.1: Cosa s’intende per “ lingua costruita”?

Anzitutto, sarà bene chiarire una cosa: le lingue costruite “esistono”, nel senso che fanno parte del reale come lo spagnolo e lo svedese. Nel momento in cui posseggono una struttura coerente e vengono utilizzate come veicolo di comunicazione, sono alle stregua di qualsiasi altro mezzo espressivo. Dunque cosa le dinstingue da quelle definite “naturali” (o “organiche” come preferisce definirle Britton Watkins2) come il russo e l’ungherese?
Alcuni potrebbero affermare che le lingue naturali si sviluppano in un lasso di tempo relativamente ampio (secoli o millenni), mentre una lingua costruita necessita di una quantità di tempo decisamente minore. Che dire però delle lingue creole? Secondo il linguista John Singler l’haitiano, oggi la lingua di dieci milioni di persone, si è formato in un periodo che va dalla fondazione della prima colonia francese (1659) e il 1740, per un totale di appena ottant’anni.
“Una lingua è naturale se parlata da un popolo reale”, potrebbero opinare altri. Non sempre: l’ebraico moderno, parlato da circa sei milioni di israeliani e nove milioni di persone in tutto il mondo, è frutto di un lavoro di ingegneria linguistica condotto da Eliezer ben-Yehuda alla fine dell’ottocento. Da allora la lingua si è evoluta naturalmente, tanto da comprendere espressioni slang. Come definire questa lingua oggi? Naturale o artificiale?
Dunque cos’è una lingua costruita? Ebbene, per non complicare troppo la faccenda ci accontenteremo di distinguere una lingua costruita da una naturale per un diverso grado di intenzionalità. Diremo che una lingua si definisce artificiale o costruita quando qualcuno ne pianifica consapevolmente i diversi aspetti. “Questa sarà la grammatica, questo sarà il lessico, questa la fonologia”, e così via. Forse tale definizione non soddisferà appieno, ma ai fini di ciò che racconteremo potrà bastare.

1.2: Un po’ di storia.

Le prime testimonianze di lingue costruite di cui siamo in possesso risalgono al medioevo.
La badessa tedesca Hildegard von Bingen (1098-1179), donna geniale che si intendeva di poesia, musica, filosofia, cosmologia, medicina e molto altro, fu anche l’autrice di una lingua, da lei chiamata lingua ignota. La grammatica della lingua ignota sembra basarsi sul latino, tanto che in questo caso potremmo parlare di vera e propria rilessificazione3. Non sappiamo quale fosse lo scopo di questa lingua, se fosse un linguaggio mistico o se la badessa lo avesse creato come primo esperimento di lingua universale. Rimane comunque un prodotto affascinante e unico, al punto che Hildegard von Bingen viene oggi considerata la “santa protettrice” della Language Creation Society.4 Fra gli esempi che seguirono abbiamo il balaibalan, creato negli ambienti sufi iraniani del XIV secolo, e l’enochiano, la cosiddetta “lingua degli angeli” sviluppata da John Dee ed Edward Kelley, filosofi, astronomi e maghi alla corte di Elisabetta I d’Inghilterra. Come possiamo notare, nelle epoche passate la costruzione di una lingua era molto spesso legata a concetti spirituali, mistici e religiosi. Nei secoli successivi questo orientamento cambiò: lo vedremo qui di seguito, analizzando le categorie in cui oggi vengono suddivise le lingue costruite.

1.3: Tipologie di lingue costruite

Per presentare l’argomento dovrò anzitutto introdurre un termine nuovo: conlang. D’ora in poi, infatti, mi riferirò alle lingue costruite in questo modo. Ci farete l’abitudine. Si tratta di un termine coniato negli USA intorno ai primi anni ’90 da un gruppo di creatori di lingue (ovviamente). Uniti dalla passione di sviluppare idiomi, questi linguisti si resero conto di aver bisogno di un termine univoco per riferirsi al prodotto della loro arte. Fra tutte le proposte (“planned language”, “model language”, “ideal language”) ebbe la meglio conlang, termine che unisce le parole inglesi “constructed” e “language”5. Da conlang deriverà conlanger, termine con cui si definisce chi crea lingue.
Vediamo ora in quali categorie si è soliti oggi distinguere le conlang.
Lingue ingegneristiche e filosofiche
Le conlang “ingegneristiche” (engelang) sono lingue sperimentali grazie alle quali è possibile testare idee sulla comunicazione e sul linguaggio in genere. Alla base della loro creazione vi è spesso l’idea che le lingue naturali siano difettose, e che creandone di “perfette” anche il pensiero umano possa essere in qualche modo “rettificato” (secondo l’ipotesi di Sapir-Whorf, oggi largamente confutata, la lingua influenzerebbe il modo di pensare del parlante).
A questa categoria appartengono anche le cosiddette lingue “filosofiche”, il cui periodo di fioritura andò dal XV al del XVII secolo. L’idea di una lingua ideale, logica e universale attraverso cui poter comunicare concetti filosofici affascinò pensatori quali Thomas More e John Wilkins.
Fra le lingue ingegneristiche abbiamo il làadan di Suzette Haden Elgin (1982), lingua definita “femminista” poiché concepita per meglio esprimere il punto di vista delle donne. Altro interessante esperimento è il toki pona di Sonja Elen Kisa, risalente al 2001, ispirato alle idee del minimalismo e ad alcuni aspetti del taoismo. Il toki pona ha 14 fonemi e 123 parole, e mira ad esprimere la massima varietà di significati con il minor numero di elementi.
Un ulteriore sottocategogria è quella delle lingue “logiche” (loglang). Obiettivo di una lingua logica è l’eliminazione di ogni ambiguità comunicativa e la massima neutralità. Il loglan di James Cooke Brown (1955) è una delle lingue logiche più note, e da esso deriverà l’altrettanto famoso lojban (1987).
Lingue ausiliarie
Con l’arrivo del XIX secolo l’approccio alle lingue costruite divenne più pratico.
Una “lingua ausiliaria” (in gergo, auxlang) è un linguaggio creato per consentire la comunicazione fra persone di diversa nazionalità che non parlano una lingua comune. Le lingue ausiliarie si caratterizzano spesso per una estrema regolarità grammaticale e per un lessico ispirato a diverse lingue naturali, aspetti che ne rendono facile l’apprendimento. L’esperimento più noto rimane l’esperanto, progettato fra il 1872 e il 1887 da Ludwik Lejzer Zamenhof. Accanto a esso abbiamo l’interlingua, il glosa, l’ido e il volapük.
Approfittiamo qui per introdurre due termini spesso utilizzati quano si parla di lingue costruite: a posteriori e a priori. Il primo indica una lingua costruita sulla base di lingue preesistenti: la parola mono, ad esempio, che in esperanto significa “denaro”, è chiaramente ispirata al termine anglosassone “money”, mentre il termine kiso (bacio) ricorda il famoso “kiss”. L’esperanto, dunque, è una lingua a posteriori. Altra cosa sono le lingue a priori, concepite come sistemi linguistici originali. Durante in nostro percorso avremo modo di conoscere esempi di entrambe le categorie.
Lingue artistiche
Né le lingue ausiliarie né quelle ingegneristiche sono comunque l’oggetto del nostro interesse. Arriviamo dunque alla categoria che più ci preme esplorare: quella delle lingue “artistiche” (artlang).
Ciò che spinge un essere umano a creare un “artlang” è un anelito espressivo. Come gli artisti creano quadri e sculture, così l’artlanger costruisce lingue per descrivere il proprio mondo interiore, per arricchire una storia, per creare opere d’arte, per puro divertimento e per molto altro. Si può dire con una certa sicurezza che oggi ci troviamo nell’epoca d’oro delle lingue artistiche.
La categoria di artlang che esploreremo è quella delle cosiddette fictional languages (ficlang). Si tratta di lingue create per contribuire a quello che nel linguaggio tecnico viene definito worldbuilding, ovvero la costruzione di universi immaginari all’interno dei quali si svolgono delle storie (Guerre Stellari e il mondo dei supereroi Marvel ne sono due esempi).
Vediamo dunque come ebbe inizio la storia del rapporto fra queste lingue e il mondo dell’audiovisivo.

1.4: Land of The Lost: le conlang sbarcano sul piccolo schermo

Stati Uniti, 1974: per la prima volta una conlang raggiunge il pubblico televisivo.
Non che prima non fosse mai accaduto di sentire parlare un alieno o qualche personaggio di un mondo fantastico. Tuttavia, ciò che si era riusciti a fare fino a quel momento era chiedere agli attori di pronunciare qualche sillaba senza senso. Immagino che talvolta questi suoni casuali venissero persino annotati nel copione: “braku jadik srik”, e il problema era risolto.
C...

Indice dei contenuti

  1. SOMMARIO
  2. Introduzione
  3. 1. BREVE STORIA DELLE LINGUE COSTRUITE
  4. 2. LINGUE ALIENE
  5. 3. LE LINGUE DEL FANTASY
  6. 4. LINGUE IPOTETICHE, POST APOCALITTICHE E DISTOPICHE
  7. 5. ANGELI E DEMONI
  8. Note