Empatia, dal cervello al cuore dell'esperienza didattica
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Empatia, dal cervello al cuore dell'esperienza didattica

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Empatia, dal cervello al cuore dell'esperienza didattica

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Il presente lavoro si divide in due parti: una teorica e l'altra esperienziale. Nella prima si esamina il concetto multidimensionale d'Empatia, attraverso l'analisi di alcuni articoli scientifici di psicobiologia. La seconda parte è una raccolta di esperienze per scoprire e sperimentare l'Empatia nell'ambito scolastico. I due lavori possono essere letti indipendentemente, il filo rosso dell'Empatia nelle relazioni interpersonali li percorre entrambi.

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Informazioni

Anno
2020
ISBN
9791220301152
Argomento
Didattica
 
INTRODUZIONE
 
 
Le emozioni e i sentimenti colorano tutti gli aspetti dell’esperienza quotidiana dell’essere umano; inoltre, come ha osservato Charles Darwin già nel 19° secolo, l’uomo condivide l’espressione delle emozioni persino con gli animali (C. Darwin 1872). Nonostante la maggioranza delle persone non conosca con precisione il termine Empatia1 (dal greco antico “∊μπαθ∊ία”, empatéia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”), esso infatti appartiene al lessico specialistico, tuttavia ognuno di noi fa esperienza di condividere lo stato emozionale altrui, di immedesimarsi in ciò che gli altri provano e di comprenderne l’origine e la causa. Non esiste un’interazione sociale che non sottenda Empatia, basta osservare: la mamma responsiva alle necessità del figlio ancora incapace di comunicare verbalmente; il compagno di scuola che consola l’amichetto perché ha perso la sua carta preferita; l’adulto che partecipa della gioia o dei dolori dei propri cari, ma anche di perfetti sconosciuti; l’innamorato che vive in continua sintonia con lo stato emotivo dell’altro. Anche quando l’esperienza empatica è vissuta in modo immediato e inconsapevole, tuttavia essa dirige e governa le relazioni sociali spontanee e non solo. Si pensi infatti alle interazioni meno episodiche e più qualificate come quelle che si stabiliscono nelle relazioni d’aiuto o a quelle che sottendono i contesti d’istruzione e di educazione. L’insegnante che modula la conversazione in base alle emozioni dei propri alunni, inconsapevolmente sta utilizzando l’empatia. L’infermiere che gestisce professionalmente il paziente in uno stato di sofferenza, senza lasciarsi sopraffare dai propri sentimenti, sta inconsciamente modulando l’Empatia nella relazione per mantenersi focalizzato sul proprio lavoro sanitario. Fino ad arrivare a quelle relazioni d’aiuto in cui l’Empatia è utilizzata in modo consapevole e professionalmente direzionata. Si pensi allo psicologo, allo psicoterapeuta, all’assistente sociale e non solo.
Nonostante l’Empatia sia un ingrediente insostituibile nelle relazioni sociali spontanee o strutturate, tuttavia il termine rimane ancora poco conosciuto nel lessico comune e spesso confuso e assimilato con altri quali: simpatia, compassione, pietà, comprensione, altruismo, prosocialità. Nello stesso tempo l’interesse per l’Empatia, da quando il termine è stato usato per la prima volta da Edward Thichener nel 1909, sta aumentando notevolmente e si stanno aprendo sempre più spazi di riflessione. Seppure non si è giunti ad una univoca definizione di Empatia quattro sono le dimensioni su cui vi è un sostanziale accordo: dimensione affettiva, cognitiva, comportamentale e morale. Il concetto di Empatia si sta evolvendo in diversi modi all’interno di svariate discipline quali: filosofia, medicina, counseling, pedagogia e in particolare nella psicologia (Preti et al. 2011). All’interno della disciplina, seguendo una prospettiva storica (Bonino et al. 1998), possiamo delineare il percorso del termine Empatia, coniato da Edward Tichener sulla base del greco “Empatheia” sia per descrivere il godimento estetico delle opere d’arte, sia per sottolineare la tendenza naturale del “sentire dentro” nelle relazioni sociali. Dall’ambito filosofico il termine passa in quello psicologico grazie alla definizione data da Theodor Lipps nel 1905 sempre nel contesto del piacere estetico. Per l’autore il godimento estetico e i sentimenti delle persone non sono solo osservati ma anche compartecipati. In seguito Sigmund Freud (1899) comincia a parlare di esperienza vicaria delle emozioni altrui a proposito dell’Identificazione Isterica, mostrando come l’esperienza fosse ben nota in ambito clinico. Ben presto l’attenzione verrà spostata dalla condivisione alla relazione terapeutica. Carl Rogers (1959, 1975) la elegge a modalità indispensabile nel rapporto tra paziente e terapeuta perché consente di entrare in relazione sospendendo il giudizio sull’altro. Heinz Kohut (1959, 1984) dal canto suo propone l’Empatia e l’introspezione quali aspetti indispensabili nell’osservazione psicoanalitica. Egli definisce l’Empatia come quella capacità innata che permette di comprendere gli stati psicologici delle altre persone; la distingue dalla simpatia, dalla comprensione e dall’intuizione; ne definisce la funzione creatrice dei legami interpersonali. Più di recente questo tema dell’Empatia nelle relazioni ha avuto un grande sviluppo nell’ambito dello studio della relazione madre-bambino e della sintonizzazione emotiva in ambito di Infant Research (Daniel Stern, 1985; Mary D. Ainsworth, 1978; John Bowlby, 1988). Anche nel contesto della Psicologia Sociale una forte attenzione è stata rivolta all’Empatia. Gordon Willard Allport (1937) avvia i primi studi sulla tendenza automatica all’imitazione motoria delle posture e delle espressioni facciali altrui. Martin L. Hoffman (1984) osserva l’imitazione motoria anche nel neonato e nel bambino e attribuisce ad essa la replicazione nell’osservatore dello stato emotivo osservato, definendo in questo modo l’Empatia, secondo un punto di vista evolutivo, come risposta automatica alle emozioni altrui senza mediazione cognitiva (dall’imitazione al contagio emotivo). Negli anni Sessanta del secolo scorso avviene un sostanziale spostamento di attenzione nel campo di studio dell’Empatia, infatti da esclusiva esperienza di condivisione emotiva si passa ad osservarne anche gli aspetti cognitivi che la sostengono. Inoltre prende avvio un forte interesse sia per le scale di misurazione di tale esperienza, sia per lo sviluppo dell’empatia attraverso il ciclo di vita dell’individuo.
In questo secolo gli studi sull’Empatia hanno subito un forte incremento, non solo nel numero di ricerche che si possono recensire, ma anche rispetto ai diversi punti di vista attraverso cui osservare l’Empatia, spesso assai differenti tra loro. Solo per avere un’idea del fermento si possono citare alcune delle tematiche in esame: emotional contagion (contagio emotivo), theory of mind (teoria della mente o mentalizzazione), cognitive appraisal and reappraisal (valutazione e rivalutazione cognitiva), perspective taking (assumere la prospettiva dell’altro), role taking (assumere il ruolo dell’altro), attentional reorienting (riorientamento attenzionale), altruistic decision making (processo decisionale altruistico), prosocial behaviour (comportamento prosociale), altruistic behaviour (comportamento altruistico), empathic cognition (cognizione empatica), social cognition (cognizione sociale), empathic sharing (condivisione affettiva), autism and psychopathy (autismo e psicopatologia). Questo elenco sia pure approssimato e limitato, mostra chiaramente come l’Empatia sia un fenomeno complesso e sfaccettato. Da qui la necessità, avvertita negli ultimi anni, da parte degli studiosi, di strutturare un quadro teorico che ne desse ragione attraverso un modello multidimensionale. In questo breve lavoro di rassegna tenteremo di spiegare la complessità del costrutto di Empatia, ricercheremo i correlati neurali che lo spiegano allo stato attuale della ricerca, per poi soffermarci su alcuni meccanismi di regolazione al fine d’incrementare il comportamento empatico e, di conseguenza, di migliorare le relazioni interpersonali e sociali.
 
 
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1 Treccani Dizionario di filosofia (2009) e Enciclopedia online.
CAPITOLO 1
EMPATIA UN COSTRUTTO MULTIDIMENSIONALE
L’Empatia è un complesso fenomeno sociale che sta affascinando studiosi di diversi ambiti di studio. Basta lanciare una ricerca con il termine Empatia sul motore di ricerca PubMed (Pubblicazioni Mediche: sito di servizio della U.S.National Library of Medicine che fornisce abstract riguardanti articoli scientifici, pubblicati su qualsiasi giornale di divulgazione ad interesse medico) per ottenere ad oggi circa 22972 risultati. Se si restringe la ricerca al solo anno duemiladiciotto il risultato si attesta a 1597 articoli trovati. I temi correlati sono i più svariati: dal burnout per medici e operatori sanitari; alla risposta empatica in caso di sofferenza, di malattia e/o di stress; alle basi neurali dell’empatia; ai meccanismi di regolazione e modulazione dell’esperienza empatica; al potenziamento di tali meccanismi attraverso tecniche di reappraisal o meditazione o spostamento dell’attenzione; alla psicopatologia e disturbi dello sviluppo. Molte sono le ricadute pratiche e sociali di tali studi, pertanto altrettanto vivo è l’interesse tra i non addetti ai lavori e altrettanto vario è il panorama delle pubblicazioni divulgative per un pubblico sempre più vasto che si interessa di Empatia. Solo per citare alcuni esempi di possibili letture ecco un breve elenco: Marshall B. Rosenberg (2016, 2017) “Insegnare con Empatia” e “Le tue parole possono cambiare il mondo. Come l’empatia ci aiuta a costruire la pace” Esserci Edizioni; Giacomo Rizzolatti e Antonio Gnoli (2016) “In te mi specchio. Per una scienza dell’empatia” Rizzoli Edizioni; Yongey Mingyur Rinpoche, Eric Swanson (2012) “Calma empatia e visione profonda. Tre pratiche per scoprire la gioia e la saggezza della mente” Ubaldini Editore; Daniel Goleman (Ed.). (2014). “Intelligenza sociale ed emotiva. Nell’educazione e nel lavoro” Erickson Edizioni.
In questo ultimo decennio nell’ambito delle varie branche della psicologia si è cercato di teorizzare un modello multidimensionale del costrutto d’Empatia che sia in grado di spiegare i diversi aspetti del fenomeno sociale in discussione. Si è chiarito che l’esperienza empatica è composta, sia dall’aspetto di condivisione emotiva, sia dalla rappresentazione del vissuto e della prospettiva dell’altro. Inoltre si sta studiando come l’Empatia può essere ostacolata, quali sono gli svantaggi dell’essere empatici e quali sono i meccanismi psicologici e/o sociali che mediano l’esperienza stessa. In questo breve lavoro di rassegna tenteremo d’illustrare la complessità del costrutto di Empatia, ricercheremo le basi neurali che lo sottendono, per poi soffermarci su alcune esperienze che possono permettere d’incrementare il comportamento empatico e di conseguenza migliorare le relazioni interpersonali e sociali.
1.1 Che cos’è l’empatia? Il punto di vista della psicobiologia.
Dunque che cosa si intende per Empatia? Nel campo delle Neuroscienze Sociali diverse definizioni e descrizioni sono state date del fenomeno e solo di recente si è cominciato a fare luce sui meccanismi neurali che sottendono l’Empatia. La crescita in questo specifico campo è certamente da attribuirsi alla possibilità di utilizzare metodi di indagine sempre più precisi attraverso tecniche non invasive di neuroimmagine, come ad esempio la risonanza magnetica funzionale (functional magnetic resonance imaging, fMRI). Anche per questa ragione dal 2004 ad oggi il numero delle pubblicazioni è aumentato in modo sostanziale (Lamm C. et al. 2014).
Nel 1909 lo Psicologo Edward Titchener per primo utilizza in lingua inglese il termine “Empathy”, come traduzione del termine tedesco “Einfühlung” (sentire dentro), nell’ambito della fruizione estetica delle opere d’arte. Dopo circa cento anni ancora non si è giunti ad un completo consenso riguardo alla definizione d’Empatia, tuttavia vi è ampio accordo tra gli specialisti nel ritenere che sia costituita da almeno quattro componenti: (1) l’intuitiva comprensione dello stato emotivo altrui; (2) la comprensione cognitiva di queste informazioni cioè delle prospettive, delle cause e delle motivazioni; (3) la risposta emotiva, la sintonizzazione sullo stato emotivo altrui, l’esperire in modo vicario gli affetti delle altre persone; (4) la risposta comportamentale derivante: dal processo di regolazione affettiva dell’emozione condivisa e dall’adeguamento della reazione al contesto sociale (Lockwood P. L. 2016, Preti A. et al. 2011).
Un’iniziale distinzione tra le componenti dell’Empatia viene avviata intorno agli anni Sessanta del ventesimo secolo. Si comincia a separare l’Empatia Affettiva dall’Empatia Cognitiva. La prima si riferisce all’esperienza di condivisione di uno stato affettivo dell’altra persona, evocato o dall’osservazione dell’esperienza emozionale altrui o dalla sua immaginazione. Fare esperienza dello stato affettivo di un’altra persona significa: riconoscere il sentimento o l’emozione provata, essere sensibile ad essa, quindi rispondere con il proprio comportamento in modo appropriato alla situazione emotiva dell’osservato (non è una risposta adeguata mostrare gioia quando l’altro si trova in uno stato di sofferenza). Quindi Empatia Affettiva comprende, da parte dell’osservatore, sia una risposta parallela dell’emozione osservata, sia una risposta consequenziale per cui si mostra uno stato affettivo appropriato. L’Empatia Cognitiva riguarda gli aspetti cognitivi dell’Empatia ovvero: la capacità di assumere la prospettiva e il ruolo di un’altra persona, la capacità di immaginare che ogni persona ha una propria mente in grado di rappresentare l’esperienza vissuta, la capacità di comprendere e valutare l’intenzione altrui (Batchelder L. et al. 2017). Alcuni autori vedono le due componenti unite e coesistenti durante l’esperienza empatica, quindi le legano nella definizione stessa del costrutto. Altri autori includono nella definizione d’Empatia solo l’aspetto affettivo e attribuiscono alle componenti cognitive il ruolo di costrutti separati ma collegati, sulla base del fatto che vi sono differenti correlati neurali a sostenerli.
Il processo di Empatia Affettiva è centrato sull’altro, esso comporta la condivisione di sentimenti, positivi o negativi, dell’altra persona; nello stesso tempo mantiene chiara la percezione che l’origine dello stato affettivo parte dall’osservazione altrui. Nello specifico è stato dimostrato che i circuiti neurali che si attivano durante l’esperienza empatica per il dolore altrui (insula anteriore AI e corteccia anteriore medio cingolata aMCC), si sovrappone a quello investigato per l’esperienza di dolore sperimentata in prima persona (per tale ragione si parla di ipotesi dei circuiti condivisi).
L’Empatia Cognitiva (anche detta Teoria della Mente -ToM Mentalizzazione) è un processo cognitivo attraverso il quale si assume la prospettiva di un altro, fornisce consapevolezza degli stati mentali altrui. Le regioni interessate nel processo di mentalizzazione sono: giunzione temporo parietale (TPJ), solco temporale superiore (STS), corteccia cingolata posteriore (PCC), corteccia prefrontale mediale (MPFC).
Nonostante in molti studi neurologici i circuiti dell’Empatia affettiva e quelli relativi alla ToM risultino distinti, tuttavia essi compaiono interrelati in molti fenomeni sociali complessi. Sono state riportate prove indirette, attestate attraverso meta-analisi, dell’attivazione congiunta dei...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Indice
  3. Frontespizio
  4. Copyright
  5. PREFAZIONE
  6. PARTE PRIMA: PSICOBIOLOGIA DELL’EMPATIA
  7. 1. EMPATIA UN COSTRUTTO MULTIDEMENSIONALE
  8. 1.1 Cos’è l’empatia? Il punto di vista della psicobiologia.
  9. 2.1 Il centro del dolore e l’empatia dal punto di vista della psicobiologia
  10. 3.1 Il comportamento altruistico nella psicobiologia sociale
  11. RINGRAZIAMENTI
  12. PARTE SECONDA: EMPATIA A SCUOLA UN PERCORSO POSSIBILE
  13. INTRODUZIONE
  14. 1. DALL’EDUCAZIONE SOCIO-AFFETTIVA ALL’EMPATIA
  15. NELL’APPRENDIMENTO
  16. 2. IL PROCESSO DELL’ASCOLTO EMPATICO: SCHEDE OPERATIVE
  17. 3. ESEMPI DI PERCORSI DIDATTICI
  18. BIBLIOGRAFIA
  19. RINGRAZIAMENTI