Una Messa di fronte a poche persone nella cappella della Residenza di Santa Marta: così inizia la giornata di papa Francesco, con quelle omelie diventate ormai uno degli aspetti più caratteristici del suo pontificato. Un tempo di preghiera quotidiano in cui fare appello al cuore del Vangelo, uno strumento prezioso capace di unire tenerezza e parole forti, messaggi densissimi e "messe in guardia" per orientarsi nelle sfide di ogni giorno: nell'impegno contro le ingiustizie del mondo, nella costruzione di una fede fondata sull'amore per Gesù e il prossimo, nel dissidio interiore fra egoismo e misericordia, nel difficile rapporto con il potere. Attraverso la freschezza di un linguaggio semplice e immediato, queste pagine dischiudono il cuore pulsante della pastorale di Francesco, restituendoci tutta la ricchezza delle parole con cui il pontefice sta segnando giorno per giorno la vita della Chiesa.

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Teologia e religioneCategoria
Religione28
È una società ingiusta quella che non dà lavoro o sfrutta i lavoratori
La società non è giusta se non offre a tutti un lavoro o sfrutta i lavoratori. Nel Vangelo Gesù viene chiamato il «figlio del falegname». Giuseppe era un lavoratore e Gesù ha imparato a lavorare con lui. Dio lavora per creare il mondo. Questa «icona di Dio lavoratore ci dice che il lavoro è qualcosa di più che guadagnarsi il pane»:
«Il lavoro ci dà la dignità! Chi lavora è degno, ha una dignità speciale, una dignità di persona: l’uomo e la donna che lavorano sono degni. Invece quelli che non lavorano non hanno questa dignità. Ma tanti sono quelli che vogliono lavorare e non possono. Questo è un peso per la nostra coscienza, perché quando la società è organizzata in tal modo, che non tutti hanno la possibilità di lavorare, di essere unti della dignità del lavoro, quella società non va bene: non è giusta! Va contro lo stesso Dio, che ha voluto che la nostra dignità incominci di qua».
«La dignità non ce la dà il potere, il denaro, la cultura, no! La dignità ce la dà il lavoro!» e un lavoro degno, perché oggi tanti «sistemi sociali, politici ed economici hanno fatto una scelta che significa sfruttare la persona»:
«Non pagare il giusto, non dare lavoro, perché soltanto si guarda ai bilanci, ai bilanci dell’impresa; soltanto si guarda a quanto io posso approfittare. Quello va contro Dio! Quante volte – tante volte – abbiamo letto su “L’Osservatore Romano”… Un titolo che mi ha colpito tanto il giorno della tragedia del Bangladesh, “Vivere con 38 euro al mese”: questo era il pagamento di queste persone che sono morte… E questo si chiama “lavoro schiavo!”. E oggi nel mondo c’è questa schiavitù che si fa col più bello che Dio ha dato all’uomo: la capacità di creare, di lavorare, di farne la propria dignità. Quanti fratelli e sorelle nel mondo sono in questa situazione per colpa di questi atteggiamenti economici, sociali, politici e così via…».
Nel Medio Evo un rabbino raccontava alla sua comunità ebraica la vicenda della Torre di Babele: allora i mattoni erano molto preziosi:
«Quando un mattone, per sbaglio, cadeva, c’era un problema tremendo, uno scandalo: “Ma guarda cosa hai fatto!”. Ma se uno di quelli che facevano la torre cadeva: “Requiescat in pace!” e lo lasciavano tranquillo… Era più importante il mattone che la persona. Questo raccontava quel rabbino medievale e questo succede adesso! Le persone sono meno importanti delle cose che danno profitto a quelli che hanno il potere politico, sociale, economico. A che punto siamo arrivati? Al punto che non siamo consci di questa dignità della persona; questa dignità del lavoro. Ma oggi la figura di San Giuseppe, di Gesù, di Dio che lavorano – questo è il nostro modello – ci insegnano la strada per andare verso la dignità».
Oggi non possiamo dire più quello che diceva San Paolo: «Chi non vuol lavorare, non mangi», ma dobbiamo dire: «Chi non lavora, ha perso la dignità!», perché «non trova la possibilità di lavorare». Anzi: «La società ha spogliato questa persona di dignità!». Oggi ci fa bene riascoltare «la voce di Dio, quando si rivolgeva a Caino» dicendogli: «Caino, dov’è tuo fratello?». Oggi, invece, sentiamo questa voce: «Dov’è tuo fratello che non ha lavoro? Dov’è tuo fratello che è sotto il lavoro schiavo?». «Preghiamo, preghiamo per tutti questi fratelli e sorelle che sono in questa situazione.»
(Società ingiusta quella che non dà lavoro o sfrutta i lavoratori, 1 maggio 2013)
29
La Chiesa è una comunità del «sì»
La Chiesa è una comunità del «sì» perché nasce dall’amore di Cristo. Quando i cristiani non fanno lavorare lo Spirito Santo, allora cominciano le divisioni nella Chiesa.
Pensiamo ai primi passi della Chiesa che, dopo Pentecoste, è uscita per andare nelle «periferie della fede» ad annunciare il Vangelo. Lo Spirito Santo fa due cose: «prima spinge» e crea anche dei «problemi» e poi «fa l’armonia della Chiesa». A Gerusalemme dunque, tra i primi discepoli, «c’erano tante opinioni» sull’accoglienza dei pagani nella Chiesa. C’è chi diceva «no» ad un accordo, e chi invece era aperto:
«C’era una Chiesa del “No, non si può; no, no, si deve, si deve, si deve”, e una Chiesa del “Sì: ma… pensiamo alla cosa, apriamoci, c’è lo Spirito che ci apre la porta”. Lo Spirito Santo doveva fare il suo secondo lavoro: fare l’armonia di queste posizioni, l’armonia della Chiesa, fra loro a Gerusalemme e fra loro e i pagani. È un bel lavoro che fa sempre, lo Spirito Santo, nella storia. E quando noi non lo lasciamo lavorare, incominciano le divisioni nella Chiesa, le sètte, tutte queste cose… perché siamo chiusi alla verità dello Spirito».
Ma qual è dunque la parola chiave in questa disputa alle origini della Chiesa? Ricordiamo le parole ispirate di Giacomo, vescovo di Gerusalemme, che sottolinea come non si debba imporre sul collo dei discepoli un giogo che gli stessi padri non sono stati in grado di portare:
«Quando il servizio del Signore diventa un giogo così pesante, le porte delle comunità cristiane sono chiuse: nessuno vuole venire dal Signore. Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati. Prima questa gioia del carisma di annunciare la grazia, poi vediamo cosa facciamo. Questa parola, giogo, mi viene al cuore, mi viene in mente».
Ma cosa significa oggi, nella Chiesa, portare un giogo? Gesù chiede a tutti noi di rimanere nel suo amore. Ecco allora che proprio da questo amore nasce l’osservanza dei suoi comandamenti. Questa è «la comunità cristiana del sì» che rimane nell’amore di Cristo e dice dei «no» «perché c’è quel sì». È questo amore che «ci porta alla fedeltà al Signore»… «perché io amo il Signore non faccio questo» o quest’altro:
«È una comunità del “sì” e i “no” sono conseguenza di questo “sì”. Chiediamo al Signore che lo Spirito Santo ci assista sempre per diventare comunità di amore, di amore a Gesù che ci ha amato tanto. Comunità di questo “sì”. E da questo “sì” compiere i comandamenti. Comunità di porte aperte. E ci difenda dalla tentazione di diventare forse puritani, nel senso etimologico della parola, di cercare una purezza para-evangelica, una comunità del “no”. Perché Gesù ci chiede prima l’amore, l’amore per Lui, e di rimanere nel suo amore».
Ed ecco allora che «quando una comunità cristiana vive nell’amore confessa i suoi peccati, adora il Signore, perdona le offese». E, ancora, «ha carità con gli altri» e «la manifestazione dell’amore» e così «sente l’obbligo di fedeltà al Signore di fare come i comandamenti».
(La Chiesa è una comunità del «sì», perché nasce dall’amore di Cristo, 2 maggio 2013)
30
La Chiesa deve essere coraggiosa
Tutti i cristiani hanno il dovere di trasmettere la fede con coraggio. Gesù ci invita ad avere coraggio anche nella preghiera ed ha esortato i cristiani a non essere «tiepidi». «Che il Signore ci dia a tutti noi» la «grazia del coraggio» e la «perseveranza» nella preghiera. Tutti noi cristiani che abbiamo ricevuto la fede «dobbiamo trasmetterla», «dobbiamo proclamarla con la nostra vita, con la nostra parola». Ma qual è dunque questa fede fondamentale? È la «fede in Gesù Risorto, in Gesù che ci ha perdonato i peccati con la sua morte e ci ha riconciliato con il Padre»:
«E trasmettere questo chiede a noi di essere coraggiosi: il coraggio del trasmettere la fede. Un coraggio, alcune volte, semplice. Io ricordo – scusatemi – una storia personale: da bambino mia nonna ogni Venerdì Santo ci portava alla Processione delle Candele e alla fine della processione arrivava il Cristo giacente e la nonna ci faceva inginocchiare e ci diceva, a noi bambini: “Guardate è morto, ma domani sarà risorto!”. La fede è entrata così: la fede in Cristo morto e risorto. Nella storia della Chiesa sono stati tanti, tanti che hanno voluto come un po’ sfumare questa certezza forte e parlano di una resurrezione spirituale. No, Cristo è vivo!».
«Cristo è vivo» ed è «anche vivo fra noi!». I cristiani devono avere il coraggio di annunciare la sua Resurrezione, la Buona Notizia. Ma c’è anche un altro coraggio che ci chiede Gesù:
«Gesù – per dirlo un po’ fortemente – ci sfida alla preghiera e dice così: “Qualunque cosa chiederete nel mio nome la farò perché il Padre sia glorificato nel Figlio”. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò… Ma è forte questo! Abbiamo il coraggio di andare da Gesù e chiedergli così: “Ma tu hai detto questo, fallo! Fa’ che la fede vada avanti, fa’ che la evangelizzazione vada avanti, fa’ che questo problema che ho venga risolto…”. Abbiamo questo coraggio nella preghiera? O preghiamo un po’ così, come si può, spendendo un po’ di tempo nella preghiera? Ma quel coraggio, quella parresìa anche nella preghiera…».
Nella Bibbia leggiamo che Abramo e Mosè hanno il coraggio di «negoziare col Signore». Un coraggio «in favore degli altri, in favore della Chiesa» che serve anche oggi:
«Quando la Chiesa perde il coraggio, entra nella Chiesa l’atmosfera di tepore. I tiepidi, i cristiani tiepidi, senza coraggio… Quello fa tanto male alla Chiesa, perché il tepore ti porta dentro, incominciano i problemi fra noi; non abbiamo orizzonti, non abbiamo coraggio, né il coraggio della preghiera verso il cielo e neppure il coraggio di annunziare il Vangelo. Siamo tiepidi… E noi abbiamo il coraggio di immischiarci nelle nostre piccole cose, nelle nostre gelosie, nelle nostre invidie, nel carrierismo, nell’andare avanti egoisticamente… In tutte queste cose, ma questo non fa bene alla Chiesa: la Chiesa deve essere coraggiosa! Noi tutti dobbiamo essere coraggiosi nella preghiera, sfidando Gesù».
(La Chiesa deve essere coraggiosa, no ai cristiani tiepidi, 3 maggio 2013)
31
Siate miti e umili per vincere l’odio del mondo
Sono l’umiltà e la mitezza le armi che abbiamo per difenderci dall’odio del mondo. L’omelia è incentrata sulla lotta tra l’amore di Cristo e l’odio del principe del mondo. Il Signore ci dice di non spaventarci perché il mondo ci odierà come ha odiato Lui:
«La strada dei cristiani è la strada di Gesù. Se noi vogliamo essere seguaci di Gesù, non c’è un’altra strada: quella che Lui ha segnato. E una delle conseguenze di questo è l’odio, è l’odio del mondo, e anche del principe di questo mondo. Il mondo amerebbe ciò che è suo. “Vi ho scelti io, dal mondo”: è stato Lui proprio che ci ha riscattato dal mondo, ci ha scelti: pura grazia! Con la sua morte, con la sua resurrezione, ci ha riscattati dal potere del mondo, dal potere del diavolo, dal potere del principe di questo mondo. E l’origine dell’odio è questa: siamo salvati. E quel principe che non vuole, che non vuole che noi siamo stati salvati, odia».
Ecco allora che l’odio e la persecuzione dai primi tempi della Chiesa arrivano fino ad oggi. Ci sono «tante comunità cristiane perseguitate nel mondo in questo tempo più che nei primi tempi: oggi, adesso, in questo giorno e in questa ora». Perché questo? Perché «lo spirito del mondo odia». E da questo deriva un ammonimento sempre attuale:
«Con il principe di questo mondo non si può dialogare: e questo sia chiaro! Oggi il dialogo è necessario fra noi, è necessario per la pace. Il dialogo è un’abitudine, è proprio un atteggiamento che noi dobbiamo avere tra noi per sentirci, capirci… ma quello deve mantenere sempre. Il dialogo nasce dalla carità, dall’amore. Ma con quel principe non si può dialogare: soltanto rispondere con la Parola di Dio che ci difende, perché il mondo ci odia. E come ha fatto con Gesù, farà con noi. “Ma, guarda, fai questo, una piccola truffa… non c’è niente, è piccola…”, e incomincia a portarci su una strada un po’ non giusta. Questa è una pia bugia: “Fallo, fallo, fallo: non c’è problema”, e incomincia da poco, sempre, no? E: “Ma… tu sei bravo, tu sei bravo: puoi farlo”. È lusinghiero, e con le lusinghe ci ammorbidisce. Fa così. E poi, noi cadiamo nella trappola».
Il Signore ci chiede di rimanere pecorelle, perché se uno smette di essere pecorella, allora non si ha «un pastore che ti difenda e cadi nelle mani di questi lupi»:
«Voi potete fare la domanda: “Padre, qual è l’arma per difendersi da queste seduzioni, da questi fuochi d’artificio che fa il principe di questo mondo? Da queste lusinghe?”. L’arma è la stessa arma di Gesù: la Parola di Dio – non dialogare – ma sempre la Parola di Dio e poi l’umiltà e la mitezza. Pensiamo a Gesù, quando gli danno quello schiaffo: che umiltà, che mitezza! Poteva insultarlo, no? Soltanto una domanda, mite e umile. Pensiamo a Gesù nella sua Passione. Il suo Profeta dice: “Come una pecora che va al mattatoio”. Non grida, niente: l’umiltà. Umiltà e mitezza. Queste sono le armi che il principe del mondo e lo spirito del mondo non tollera, perché le sue proposte sono proposte di potere mondano, proposte di vanità, proposte di ricchezze male acquisite, sono proposte così».
Oggi «Gesù ci fa pensare a quest’odio che ha il mondo contro di noi, contro i seguaci di Gesù». Ci odia «perché Lui ci ha salvati, ci ha riscattati». E pensiamo alle «armi per difenderci»: rimanere sempre pecorelle, «perché così abbiamo un pastore, ed essendo pecorelle siamo miti e umili». Infine, l’invocazione alla Madonna affinché «ci aiuti a diventare umili e miti nella strada di Gesù».
(Siate miti e umili per vincere l’odio del mondo, 4 maggio 2013)
32
Lo Spirito Santo, nostro compagno di strada e amico
Lo Spirito Santo è nostro amico e compagno di strada e ci dice dove è Gesù. Lo Spirito Santo è «proprio Dio, la Persona Dio, che dà testimonianza di Gesù Cristo in noi» e ci protegge: «Gesù Lo chiama Paraclito», «cioè Quello che ci difende», che «sempre è a fianco a noi per sostenerci»:
«La vita cristiana non si può capire senza la presenza dello Spirito Santo: non sarebbe cristiana. Sarebbe una vita religiosa, pagana, pietosa, che crede in Dio, ma senza la vitalità che Gesù vuole per i suoi discepoli. E quello che dà la vitalità è lo Spirito Santo, presente».
Lo Spirito «dà testimonianza» di Gesù «affinché noi possiamo darla agli altri»:
«Nella Prima lettura c’è una cosa bella: quella donna che ascolta Paolo, che si chiama Lidia. Si dice di lei che il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. Questo fa lo Spirito Santo: ci apre il cuore per conoscere Gesù. Senza di Lui non possiamo conoscere Gesù. Ci prepara all’incontro con Gesù. Ci fa andare per la strada di Gesù. Lo Spirito Santo agisce in noi durante tutta la giornata, durante tutta la nostra vita, come testimone che ci dice dove è Gesù».
È la preghiera la via per avere, in «ogni momento», la grazia della «fecondità della Pasqua». Una ricchezza possibile grazie allo Spirito Santo. E l’esame di coscienza, «che i cristiani fanno sulla giornata che hanno vissuto», è un «esercizio» che «ci fa bene perché è prendere proprio coscien...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Vintage
- Frontespizio
- Copyright
- Prefazione di Federico Lombardi
- Le omelie da Santa Marta di Antonio Spadaro
- 25 marzo - Dio è paziente con le nostre debolezze
- 26 marzo - Il perdono di Gesù
- 27 marzo - Chi sparla degli altri è come Giuda
- 2 aprile - Chiedere la grazia delle lacrime per vedere il Cristo risorto
- 3 aprile - Lamentarsi fa male al cuore
- 4 aprile - Lo stupore dell’incontro con Cristo genera la vera pace
- 5 aprile - Non ci salvano i maghi, né i tarocchi o noi stessi
- 6 aprile - La fede non si negozia
- 8 aprile - L’amore cristiano o è umile o non è amore di Dio
- 9 aprile - Non giudicare né sparlare mai
- 10 aprile - È l’amore di Dio che salva, non i soldi, il potere o la vanità
- 11 aprile - Ascoltare Dio e seguire la strada di Gesù ci rende liberi e felici
- 12 aprile - Il trionfalismo, tentazione dei cristiani
- 13 aprile - Non bisogna «truccare» la vita, ma accettare il bene e il male
- 15 aprile - Troppi martiri nella Chiesa sono vittime di calunnia
- 16 aprile - Concilio, opera dello Spirito Santo, ma c’è chi vuole andare indietro
- 17 aprile - I laici riscoprano la responsabilità di battezzati
- 18 aprile - La fede è credere in un Dio che è Persona
- 19 aprile - La Chiesa sia liberata da moralismi e ideologie
- 20 aprile - I cristiani tiepidi costruiscono piccole Chiese
- 22 aprile - Gli arrampicatori non hanno fede
- 24 aprile - La Chiesa è una storia d’amore
- 25 aprile - Il cristiano non tema di fare cose grandi
- 26 aprile - La fede non è alienazione ma un cammino di verità
- 27 aprile - Lo Spirito crea nella Chiesa comunità aperte e non gruppi chiusi
- 29 aprile - Vergognarsi dei propri peccati è virtù dell’umile
- 30 aprile - Una Chiesa «mondana» non porta il Vangelo
- 1 maggio - È una società ingiusta quella che non dà lavoro o sfrutta i lavoratori
- 2 maggio - La Chiesa è una comunità del «sì»
- 3 maggio - La Chiesa deve essere coraggiosa
- 4 maggio - Siate miti e umili per vincere l’odio del mondo
- 6 maggio - Lo Spirito Santo, nostro compagno di strada e amico
- 7 maggio - Un buon cristiano non si lamenta
- 8 maggio - I cristiani costruiscano ponti, non muri
- 10 maggio - La gioia del cristiano non è l’allegria di un momento
- 11 maggio - La vera preghiera ci fa uscire da noi stessi
- 13 maggio - Lo Spirito Santo è lo sconosciuto della nostra fede
- 14 maggio - Chi dona la vita per amore non è mai solo
- 15 maggio - Pregate per i vescovi e i preti perché siano pastori e non lupi
- 16 maggio - Alla Chiesa serve il fervore apostolico
- 17 maggio - Il problema non è essere peccatori
- 18 maggio - Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa
- 20 maggio - La preghiera umile, forte e coraggiosa
- 21 maggio - Nella Chiesa l’unica strada è il servizio, non il potere
- 22 maggio - La cultura dell’incontro è alla base della pace
- 23 maggio - Senza il sale di Gesù siamo insipidi
- 24 maggio - Sopportare con pazienza le difficoltà e vincere con amore le oppressioni
- 25 maggio - Chi si avvicina alla Chiesa trovi le porte aperte
- 27 maggio - La cultura del benessere e il fascino del provvisorio
- 28 maggio - Non si segue Gesù per fare carriera
- 29 maggio - Il trionfalismo ferma la Chiesa
- 31 maggio - Il Vangelo non si porta avanti con cristiani sfiduciati
- 1 giugno - È lo scandalo della Croce che fa la Chiesa
- 2 giugno - Dio piange per la pazzia della guerra
- 3 giugno - I corrotti fanno tanto male alla Chiesa
- 4 giugno - L’ipocrisia è la lingua dei corrotti
- 5 giugno - Gridare il proprio dolore davanti a Dio è una preghiera del cuore
- 6 giugno - Smascheriamo gli idoli che ci impediscono di amare Dio
- 7 giugno - Lasciamoci amare dalla tenerezza di Dio
- 8 giugno - Impariamo da Maria a leggere la vita con la Parola di Dio
- 10 giugno - Per capire le Beatitudini bisogna aprire il cuore
- 11 giugno - Una Chiesa ricca è una Chiesa che invecchia
- 12 giugno - I cristiani vincano la tentazione di «andare indietro»
- 13 giugno - Seguiamo la Legge della mitezza
- 14 giugno - Se il cristiano rifugge da un’umiltà di facciata la potenza di Dio è dentro di lui
- 15 giugno - Il cristiano va sulle strade ad annunciare la pace di Cristo
- 17 giugno - È Gesù il segreto della magnanimità del cristiano
- 18 giugno - Perdonare i nemici ci fa assomigliare a Gesù
- 19 giugno - Non siate ipocriti e moralisti
- 20 giugno - Non possiamo pregare il Padre, se abbiamo nemici nel cuore
- 21 giugno - I tesori che ci salvano il cuore
- 22 giugno - Serviamo la Parola di Dio, non l’idolatria della ricchezza
- 23 giugno - Gesù ci chiede chi sia per noi, rispondiamo col cuore
- 24 giugno - La Chiesa sia voce che indica la Parola senza idee proprie
- 25 giugno - Essere cristiano è una chiamata d’amore
- 26 giugno - I preti abbiano la grazia della paternità spirituale
- 27 giugno - Fondate con gioia la vita su Gesù roccia
- 28 giugno - Il cristiano sia paziente e irreprensibile
- 1 luglio - Pregare per toccare il cuore di Dio
- 2 luglio - Fuggiamo dal peccato senza averne nostalgia
- 3 luglio - Dio si incontra baciando le piaghe di Gesù nei fratelli più deboli
- 4 luglio - Siamo figli di Dio, nessuno ci può rubare questa carta d’identità
- 5 luglio - La misericordia: il cuore del messaggio di Dio
- 6 luglio - Rinnoviamo le strutture della Chiesa
- 2 settembre - Mai uccidere il prossimo con la nostra lingua
- 3 settembre - Gesù non ha bisogno di eserciti, la sua forza è l’umiltà
- 5 settembre - Per ogni cristiano Gesù ha una promessa e una missione
- 6 settembre - Il matrimonio, immagine dell’unione di Cristo con la Chiesa
- 7 settembre - Il centro sia sempre Gesù
- 9 settembre - La speranza cristiana non è ottimismo, è Gesù
- 10 settembre - Annunciare Gesù senza timore e vergogna
- 12 settembre - Se vuoi amare il nemico contempla la Passione di Gesù e la dolcezza di Maria
- 13 settembre - Le chiacchiere uccidono Dio e il prossimo
- 14 settembre - La preghiera e le lacrime per intravedere il mistero della Croce
- 16 settembre - Amore per il popolo e umiltà, virtù necessarie per chi governa
- 17 settembre - La Chiesa è una mamma coraggiosa
- 20 settembre - No all’idolatria del denaro
- 21 settembre - Lo sguardo di Gesù cambia la vita
- 24 settembre - Il Sacramento non è un rito magico
- 25 settembre - Pregare incessantemente per la pace in Siria, Libano e Medio Oriente
- 26 settembre - Non si può conoscere Gesù in prima classe
- 27 settembre - Il cristiano non evita la Croce
- 28 settembre - Chiedere la grazia di non fuggire la Croce
- 30 settembre - Pace e gioia, segno della presenza di Dio nella Chiesa
- 1 ottobre - Il nostro lavoro ci faccia più umili
- 3 ottobre - La Messa non è un evento sociale
- 7 ottobre - Un «lontano» può ascoltare Dio più del «vicino»
- 8 ottobre - Una preghiera fatta col cuore produce miracoli
- 10 ottobre - Il vero dono è Dio stesso
- 11 ottobre - Gesù si segue senza sfumature
- 14 ottobre - I cristiani si liberino dalla «sindrome di Giona»
- 15 ottobre - Adoriamo Dio per non essere idolatri né ipocriti
- 17 ottobre - I «cristiani ideologici» sono una malattia grave
- 18 ottobre - Non dimentichiamoci di preti e suore nelle case di riposo
- 21 ottobre - L’attaccamento ai soldi distrugge persone e famiglie
- 22 ottobre - Dio non ci salva per decreto
- 24 ottobre - I cristiani non vivano «all’acqua di rosa»
- 25 ottobre - La lotta contro il male è anche confessare i peccati
- 28 ottobre - Gesù continua a pregare per noi anche oggi
- 29 ottobre - La speranza è dinamica e dona vita
- 5 novembre - Tutti siamo invitati a festa dal Signore
- 7 novembre - La debolezza d’amore di Dio è la gioia della misericordia
- 8 novembre - La corruzione toglie la dignità
- 9 novembre - Ecclesia semper reformanda
- 11 novembre - No ai cristiani dalla doppia vita
- 12 novembre - Anche quando ci rimprovera, Dio ci accarezza
- 14 novembre - Lo spirito di curiosità ci allontana dalla sapienza e dalla pace di Dio
- 16 novembre - La preghiera dell’uomo è la debolezza di Dio
- 18 novembre - Dio ci salvi dallo spirito mondano e dal pensiero unico
- 19 novembre - Nella memoria dei nonni c’è il futuro di un popolo
- 22 novembre - Nel Tempio non si va a celebrare un rito ma ad adorare Dio
- 25 novembre - Come i martiri, i cristiani facciano scelte definitive
- 26 novembre - Il momento è dell’uomo, il tempo è di Dio
- 28 novembre - La fede non è un fatto privato
- 29 novembre - Il cristiano non cede al «pensiero debole»
- 2 dicembre - Natale è lasciarsi incontrare da Gesù col cuore aperto
- 3 dicembre - Impensabile una Chiesa senza gioia
- 5 dicembre - Fa male non mettere in pratica la Parola di Dio
- 6 dicembre - Pregare è dare «fastidio» a Dio perché ci ascolti
- 9 dicembre - Pace e libertà religiosa in Medio Oriente, basta divisioni
- 10 dicembre - La porta del Signore è sempre aperta
- 12 dicembre - Verso il Natale nel silenzio, per ascoltare la tenerezza di Dio
- 13 dicembre - I cristiani allergici ai predicatori sono chiusi allo Spirito
- 16 dicembre - Senza la profezia, c’è il clericalismo
- 17 dicembre - Dio si è fatto storia e cammina con noi
- 19 dicembre - L’umiltà ci rende fecondi, la superbia sterili
- 20 dicembre - Solo il silenzio custodisce il mistero
- 23 dicembre - A Natale, facciamo posto a Gesù
- 7 gennaio - Mettere alla prova il nostro cuore per ascoltare Gesù
- 9 gennaio - L’amore cristiano non è quello delle telenovele
- 10 gennaio - I cristiani convinti a metà sono cristiani sconfitti
- 11 gennaio - Il rapporto con Gesù salva dall’idolatria del «dio Narciso»
- 13 gennaio - L’amore di Dio aggiusta le nostre storie storte
- 14 gennaio - La fede non è peso sulle spalle
- 16 gennaio - Diamo al popolo di Dio pane di vita
- 17 gennaio - Un cristiano non tralascia la Parola di Dio
- 20 gennaio - Il nostro è il Dio delle sorprese, accogliamo la novità del Vangelo
- 21 gennaio - Custodiamo la nostra piccolezza per dialogare con il Signore
- 23 gennaio - Gelosie, invidie e chiacchiere dividono le comunità cristiane
- 24 gennaio - Costruire sempre ponti di dialogo
- 27 gennaio - Grazie ai tanti sacerdoti santi
- 28 gennaio - Non lodiamo il Signore con freddezza
- 30 gennaio - Dicotomia assurda amare Cristo senza la Chiesa
- 31 gennaio - Se perdiamo il senso di Dio, il peggior peccato ci appare una piccolezza
- 3 febbraio - Un uomo di governo non strumentalizza Dio e il suo popolo
- 4 febbraio - Anche Dio piange
- 6 febbraio - Chiedere la grazia di morire nella Chiesa
- 7 febbraio - Essere cristiani non è un privilegio
- 10 febbraio - Il Mistero di Dio nella Messa
- 13 febbraio - Dall’umiltà può scaturire la fede
- 14 febbraio - Il cristiano vinca la tentazione di farsi lupo
- 17 febbraio - È la pazienza del popolo di Dio che fa andare avanti la Chiesa
- 18 febbraio - Le tentazioni: un contagio che uccide
- 20 febbraio - Per conoscere Gesù bisogna seguirlo come discepoli
- 21 febbraio - Una fede senza opere sono solo parole
- 24 febbraio - Seguire Gesù è avere una casa, la Chiesa
- 25 febbraio - Lo scandalo della guerra
- 27 febbraio - Cristiani incoerenti, scandalo che uccide
- 28 febbraio - Non condanniamo chi fallisce in amore
- 3 marzo - Liberiamo il cuore dall’idolatria
- 4 marzo - Oggi ci sono cristiani condannati perché hanno una Bibbia
- 6 marzo - Non c’è stile cristiano senza Croce e senza Gesù
- 7 marzo - Il digiuno è anche una carezza
- 17 marzo - La misericordia è la via della pace nel mondo
- 18 marzo - No agli ipocriti «truccati» da santi
- 20 marzo - Chi confida in se stesso e non nel Signore perde il nome, cioè tutto
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