Statale Milano-Lecco, poche cose da fare e ancora meno prospettive. Emi ha un padre musicista con un disturbo della personalità che entra ed esce dagli ospedali, e una madre operaia che si spacca la schiena per portare a casa i soldi. Lui consuma i pomeriggi al parchetto e le serate in discoteca, con quella rabbia da animale in gabbia che inizia ad avvelenare la sua adolescenza. Poi all'improvviso arriva l'hip hop. È uno shock, è l'America, sono il freestyle, i graffiti, e il rap. Basta sbattersi un attimo, arrivare a Cologno e da lì prendere la metro per essere al Leoncavallo, al Cantiere, al muretto di piazza San Babila e in tutti i luoghi di Milano che hanno fatto e continuano a fare la storia dell'hip hop in Italia. Dalle basi pompate dall'autoradio in un parco di Desio all'Alcatraz di Milano e ai dischi di platino, Emi, lo zarro di provincia, diventa Emis Killa. La storia di un riscatto, un'icona del rap italiano che a soli 24 anni era già una star. Per capire, oltre i duecentomila dischi venduti, chi è davvero Emiliano Rudolf Giambelli.

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- Italian
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Biografie in ambito musicaleBus 323
La tournée sta andando bene, mi chiamano a suonare un po’ ovunque.
Cerco di godermela, ho dei soldi in tasca, e diciamo che al momento posso scegliere nel menu quello che mi piace, senza menarmela se è la portata più cara. La cosa più bella, secondo me, al di là dell’aspetto materiale è sapere che il mio lavoro mi ha dato la libertà di scegliere, di decidere dove stare. Anche di offrire ai miei amici ogni volta che voglio.
Difficile immaginarsi che sarebbe potuta andare così quando, a quindici anni, ero triste e stavo male. Non vedevo un futuro, né una strada da seguire, e magari stavo sdraiato sul divano tutto il giorno. Questo successo è una cosa che mi godo, ma ho anche moltissima paura di perderlo: sono convinto in qualche modo di avercela fatta, di aver dimostrato il mio talento e questo dovrebbe rimanere.
Poi sono uno che va d’accordo con tutti, che cade quasi sempre in piedi e probabilmente potrei cadere, avere meno successo, ma penso che non tornerò mai dove sono venuto. Non che ce l’abbia con chi fa una vita normale, né disprezzi chi fa la vita di mia madre che si spacca la schiena da anni per guadagnare pochi soldi, ma penso che non mi ritroverò mai in quella situazione: credo che in qualche modo riuscirò sempre a lavorare e vivere delle cose che mi piacciono, anche quando si abbasseranno le luci.
Tornando un attimo a mia madre, ogni tanto penso al culo che si è fatta e mi viene voglia di mandarle un sms per ringraziarla di essersi spaccata la schiena per suo figlio.
In ogni caso, nonostante non voglia tornare alla mia vecchia vita, ogni tanto faccio un tuffo nel passato coi pensieri e ho nostalgia di alcune cose. Mi mancano le mie vecchie giornate a Milano passate con gli altri ragazzi a rappare, le nottate nei depositi dei treni a dipingere, i sacrifici per salire su un palco, e sì… anche il mio malessere.
Ho da diversi anni una forte tendenza a leggere biografie di personaggi famosi o a guardare film che raccontano le loro storie, e da sempre ho il brutto vizio di lasciarle a metà, penso a godermi l’ascesa dei protagonisti e tendo a snobbarne il declino.
Forse è per questo che quando ripasso il mio percorso, la mia storia, e sono saturo di tutto, torno lì, sul bus 323, dove il sogno non era l’arrivo, bensì il viaggio stesso. Probabilmente da quel pullman non sono mai sceso, ci sono rimasto con il cuore e con l’anima.
Anche oggi, quando prendo un aereo che mi porterà dall’altra parte del mondo per girare un nuovo videoclip o per farmi una bella vacanza, una parte di me è ancora sui sedili arancioni ad ascoltare qualche pezzo rap.
Si dice sempre che per tutti c’è un treno che passa una sola volta e che non bisogna farselo passare davanti agli occhi. Eh, io di treni ne ho presi molti e persi altrettanti, ma quando penso a cosa sarebbe successo se non fossi salito su quel pullman, be’, sarebbe stata tutta un’altra storia. Per quanto ancora allora non lo sapessi, il mio è stato un viaggio di sola andata.
Che vadano a farsi fottere i treni che passano una volta sola, sono sul bus 323 e non mi serve altro.
Indice
È da una vita che faccio la bella vita
Febbraio 2014, di nuovo in tour
Molto tempo fa
Marzo 2014: fratelli coltelli
Un giorno senza di me
Involucro di marmo
Primi anni zero. Tassisti autistici
Crescevo pieno di fottute psicosi
Aprile 2014, Killa non è hip hop
Il King è mio papà
Immaginario hip hop
Vimercate, Italy
Giovedì freestyle alle Torri Bianche
L’ho detto
Così vicino, così lontano
Aprile 2014: sai che sembri Emis Killa?
Nero inferno
Un rapper da pullman
Conosco uno che ferma il tempo
Milano, New York
C’è ancora una cosa che volevo dire
Aspirare alla Serie A
Due o tre cose che ho imparato sul freestyle
Tecniche Perfette
Quando vivevamo con papà
Farsi una carriera
Paranoie su Mercurio
Scrivere un pezzo per le radio
L’ultima cazzata del King
Firmare con la major
Bus 323
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Copyright
- È da una vita che faccio la bella vita
- Febbraio 2014, di nuovo in tour
- Molto tempo fa
- Marzo 2014: fratelli coltelli
- Un giorno senza di me
- Involucro di marmo
- Primi anni zero. Tassisti autistici
- Crescevo pieno di fottute psicosi
- Aprile 2014, Killa non è hip hop
- Il King è mio papà
- Immaginario hip hop
- Vimercate, Italy
- Giovedì freestyle alle Torri Bianche
- L’ho detto
- Così vicino, così lontano
- Aprile 2014: sai che sembri Emis Killa?
- Nero inferno
- Un rapper da pullman
- Conosco uno che ferma il tempo
- Milano, New York
- C’è ancora una cosa che volevo dire
- Aspirare alla Serie A
- Due o tre cose che ho imparato sul freestyle
- Tecniche Perfette
- Quando vivevamo con papà
- Farsi una carriera
- Paranoie su Mercurio
- Scrivere un pezzo per le radio
- L’ultima cazzata del King
- Firmare con la major
- Bus 323
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