Il gioco delle maschere
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Il gioco delle maschere

  1. 420 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Il gioco delle maschere

Informazioni su questo libro

A Verona il Carnevale è appena cominciato quando, a notte fonda, la polizia decide di forzare l'appartamento del dottor Masiero: da ore, l'uomo non risponde al telefono. La scena che si presenta agli agenti è però molto più terribile di quanto si aspettassero: Masiero giace riverso su una poltrona con indosso un costume tradizionale raffazzonato ma preciso del baccanale veronese.

Poche ore dopo, la viceispettore Miriam Sannino viene richiamata in un cascinale diroccato appena fuori città: un altro cadavere, un'altra maschera veronese. Troppe coincidenze per essere un caso, troppa perizia anche per trattarsi di un gruppo di sbandati.

Miriam, insieme alla collega e amica di sempre Patrizia, alla giovane recluta Giusy e al nuovo arrivato Giovanni Tassi, inizia a indagare, con tutta la pressione di sapere che in questura nessuno crede che lei sia in grado di chiudere il caso. Presto, altri macabri ritrovamenti si succedono, come mosse di un gioco implacabile. Chi sta dietro agli omicidi? E qual è il loro segreto oscuro? Lo sa forse il misterioso eremita che leggendo dei delitti lascia il cascinale dove vive recluso da vent'anni, e torna a Verona? Miriam dovrà affrontare i fantasmi del suo passato, e in particolar modo quelli che riguardano il padre, ex poliziotto accusato di corruzione: solo allora scoprirà quale verità la unisce all'assassino delle maschere.

Tra Seven e Saw - L'enigmista, un thriller serratissimo in una Verona assolutamente inedita, oscura e livida, che regala una nuova, inquietante dimensione alla festa più misteriosa, ambigua e iconica del nostro Paese.

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Informazioni

MERCOLEDÌ 15

San Michele Extra, ore 06.09

Miriam riaprì gli occhi e si passò le mani sulla faccia. Si scompigliò i capelli, tuffò indietro la testa per sciacquare i residui di schiuma sotto il getto d’acqua e uscì dalla doccia.
Gli avvenimenti delle ultime ore le passarono davanti in rapida successione: le ambulanze ferme in via Dolomiti, davanti al cancello del cantiere, il corpo di Enrico caricato sulla barella e trasportato all’ospedale, quello dell’anziano in un sacco, all’obitorio. Le telefonate dei superiori, i cellulari che squillavano impazziti, i mezzi di soccorso che intralciavano la strada. A un certo punto era crollata. Si era seduta sul bordo del marciapiede, senza più forze.
Giovanni le era venuto vicino e le aveva posato una mano sulla spalla.
«Casa mia è qui vicino» aveva detto. «Vieni a riposarti un momento.»
Miriam l’aveva seguito fino alla macchina. Era salita nel suo appartamento e aveva infilato la porta del bagno senza fiatare, senza chiedere niente. Il bagno era piccolo e disordinato, con finiture a finto mosaico che si scrostavano dalle pareti. Ma in bella vista sul termosifone c’era un asciugamano pulito. E dietro al vetro della finestra la notte iniziava a morire.
Mentre il cielo cambiava colore, Miriam aveva aperto l’acqua della doccia.
«Giovanni?»
Nessuna risposta.
Per la casa aleggiava l’aroma del caffè e un ronzio sommesso di apparecchiature elettriche. Miriam si avvolse l’asciugamano intorno al corpo e raggiunse la cucina pettinandosi i capelli bagnati. La moka sul fornello era ancora calda, il televisore trasmetteva il notiziario di Rai News 24 con il volume al minimo. Aggiornamento speciale da Verona, recitava il titolo. Le vittime del Baccanale salgono a cinque. Miriam lo spense e si versò una tazza di caffè.
Le pareti della stanza erano tappezzate da vecchie fotografie: atleti in bianco e nero con i pugni sui fianchi, squadre di calcio schierate in posa prima del fischio d’inizio, immortalate in uno sbiadito color seppia. Incorniciato in una teca c’era uno scudetto a strisce verticali rosse e nere: “Audace Calcio, 1922”.
Da una mensola accanto al divano lampeggiava la spia blu di un piccolo stereo portatile. Miriam riconobbe il CD posato sulla slitta, in attesa di essere riprodotto: Lou Reed, Live in Italy. Gliel’ho fatto ascoltare io, pensò sorridendo. Allora si sta appassionando.
Uno scampanellio improvviso la fece trasalire.
Aggiustandosi l’asciugamano intorno al corpo, corse ad aprire la porta.
Si trovò davanti il fermacravatte d’oro e il cipiglio sorpreso, imbarazzato, di Fornaser.
«Miriam!» Il vicequestore arretrò di un passo, balbettando. «Cosa ci fai... in quello stato?»
«Giovanni è uscito» rispose lei, spiccia. «Ne ho approfittato per fare una doccia.»
Fornaser entrò nell’appartamento accompagnato dal dottor Agostini, che salutò Miriam con un sorriso bonario.
«Come va la ferita, cara?»
«Meglio, meglio. Ma Enrico come sta?»
L’anziano medico posò la sua borsa sul divano.
«Veniamo adesso dall’ospedale» sospirò. «Sono riusciti a stabilizzarlo, sembra che sia fuori pericolo.»
Fornaser posò sul tavolo della cucina un fascicolo sottile.
«Dagli un’occhiata» disse. «Abbiamo identificato il cadavere del cantiere.»
Miriam iniziò subito a sfogliare una serie di fotografie che ritraevano una camera da letto a soqquadro e un materasso intriso di sangue.
«Si chiamava Roberto Hortis, era un maestro elementare in pensione» proseguì il vicequestore. «Queste sono state scattate poche ore fa nella sua abitazione. L’assassino lo ha sorpreso mentre era coricato a letto. Secondo i ragazzi della scientifica l’ora della morte è tra le nove e le dieci di ieri sera.»
«È stato ancora più brutale del solito» osservò Miriam.
«E anche più sbrigativo. Come se non avesse tempo da perdere.»
«Già, doveva legare i corpi in quel sacco, trasportarli fino al cantiere e issarli in cima all’argano. A quell’ora Enrico era già stato rapito?»
Fornaser annuì.
«C’è un’altra cosa. Hortis era diabetico, e vicino alla casa del padre di Enrico una pattuglia ha ritrovato una siringa e una fiala di insulina dello stesso tipo usato da lui.»
Miriam scosse il capo, senza riuscire a comprendere.
«L’iniezione ha indotto quel povero bambino in uno stato di coma ipoglicemico» chiarì il dottor Agostini. «Ora lo stanno trattando con soluzioni glucosate e somministrazione di ossigeno. Come dicevo, fortunatamente se la caverà. Ma è poco probabile che il suo cervello conservi qualche traccia dei ricordi di stanotte.»
Miriam si sentì invadere da un’ondata di rabbia impotente.
«Spero che lei abbia ragione, dottore. A volte dimenticare è l’unica arma che abbiamo per difenderci.»
Avvertendo un tremolio nella sua voce, Fornaser le sfilò il fascicolo dalle mani e lo richiuse. Poi si servì un caffè, prese lo zucchero e sedette al tavolo mescolando.
«Coraggio» sorrise. «Questa notte ci ha portato anche qualcosa di buono. In procura si è scatenato un vero e proprio terremoto.»
«Abbate si sarà reso conto di aver fatto una cazzata» commentò Miriam, acida.
«Adesso vuole fare marcia indietro e revocare l’incriminazione a carico di Simonin. Naturalmente, per non perdere la faccia, dovrà anche far saltare qualche testa.»
«Chi è il candidato?»
«Scommettono tutti sul suo assistente, il dottor Belli...» Fornaser si bloccò con il cucchiaino in mano, interrotto dal suono del campanello. «Questo potrebbe essere proprio lui.»
Miriam rincalzò il nodo dell’asciugamano e aprì la porta.
Belli si presentò con il doppiopetto sgualcito e l’aria stanca di un damerino schiacciato dal peso di troppi bagordi.
«Sono venuto a prendere il dottor Agostini» disse in tono abbattuto. Poi, rivolto al medico: «La aspettano al dipartimento dottore, per esaminare il cadavere».
«Andiamo pure, giovanotto» rispose l’altro agguantando la borsa. «E tu riguardati, Miriam. Ti comunicherò i risultati il prima possibile.»
Belli accompagnò il medico fino all’ingresso, salutò Fornaser con una stretta di mano formale, poi si voltò verso Miriam.
«Lei aveva ragione, ispettore Sannino. Avrei fatto meglio ad ascoltarla.» Abbozzò una risata piena di amarezza. «Comunque, la cosa più divertente è che stamattina tutti i giornali sono usciti con la notizia dell’arresto di Simonin in prima pagina.»
La porta si spalancò in quel momento. Giovanni entrò nell’appartamento a testa bassa, azzannando una brioche e sfogliando una copia dell’“Arena”.
«Guarda che figura ci fa Abbate sul giorna...»
Si arrestò di colpo davanti al volto terreo di Belli. Arrossì, vedendo che Miriam era coperta solo dall’asciugamano.
«Oh, scusate...» balbettò confuso. «Buongiorno a tutti.»
«Cazzo, Giovanni, ridammi subito i miei vestiti!»
Chinandosi dietro la tenda del ripostiglio, Giovanni aprì lo sportello della lavatrice.
«Eccoli, eccoli...» disse mortificato. «Volevo solo fare un lavaggio rapido.»
Miriam si avventò sui jeans arrotolati, frugando prima in una tasca, poi nell’altra.
«Ma dov’è finito? Eppure, l’avevo messo qui...»
Si fermò, tirò un sospiro di sollievo, e mostrò al collega il biglietto ripiegato in quattro che stava cercando.
«Trovato!» esclamò. «E cosa pensi che mi sarei messa mentre i vestiti si asciugavano?»
«Non lo so. Potevo prestarti una tuta delle mie.»
«Per farci che, ballarci dentro?»
Giovanni si strinse nelle spalle.
«Hai ragione, scusa.» Accennò un sorriso e fece per richiudere la porta. «Cambiati pure con calma.»
Miriam si pentì della battuta.
«Così è questa la tua squadra» disse adocchiando una bandiera rossa e nera appesa come un arazzo sopra il letto. «Dai colori credevo che fossi milanista.»
«Guarda che l’Audace è una delle squadre più antiche della provincia, seconda solo all’Hellas Verona. Io da quest’anno sono anche nel comitato tecnico.»
«Scommetto che fai il portiere.»
«No, aiuto allenatore dei pulcini. Vedessi come corrono a quella età! Se ti fa piacere qualche volta ti accompagno a vedere una partita...»
Miriam alzò la mano per fermarlo.
«Basta così, grazie. Adesso devo proprio rivestirmi.»
I vestiti sporchi si appiccicarono alla pelle. Infilò gli anfibi, allacciò la fondina, e si sfregò del dentifricio sui denti con un dito.
Dal corridoio origliò due voci: Giovanni e Lombino stavano parlando di lei.
«Ma come mezza nuda?»
«Te lo giuro, solo un asciugamano.»
Miriam entrò in cucina fingendo un attacco di tosse. I due uomini, impassibili, continuarono a sorseggiare un caffè.
«Fornaser se ne è andato?» chiese lei, guardandosi intorno.
Il vicequestore rientrò in quel momento con il cellulare incollato all’orecchio.
«Sì, va bene... No, non devi chiamarmi più» disse nervosamente. «Se ne avrò bisogno ti richiamerò io.»
Riattaccò e per un istante si guardò con aria assorta la punta delle scarpe.
«Ci sono problemi, capo?»
«I soliti grattacapi.» Sospirò. «Patrizia è ancora all’ospedale con suo figlio, ma io ho bisogno che le indagini proseguano senza interruzioni. Immagino che sarete stanchi, ma dobbiamo intensificare gli sforzi.»
«Allora ripartiamo da questo» disse Miriam. «Stavolta ci ha lasciato un messaggio.»
...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. IL GIOCO DELLE MASCHERE
  4. Domenica 5 febbraio
  5. Martedì 7
  6. Mercoledì 8
  7. Giovedì 9
  8. Venerdì 10
  9. Sabato 11
  10. Domenica 12
  11. Lunedì 13
  12. Martedì 14
  13. Mercoledì 15
  14. Giovedì 16
  15. Venerdì 17
  16. Vènardi Gnocolàr
  17. Domenica 9 aprile
  18. Copyright

Domande frequenti

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