Un maestro della poesia anaforica, incalzante, oratoria. E però, contemporaneamente, intima, capace di far risuonare il silenzio fra le parole per toccare le corde più riposte di un sentimento. Sarajlic è uno dei grandi poeti del secondo Novecento: ha affrontato temi di poesia civile, l'amore, la morte, l'arte, sempre trovando le vie apparentemente divergenti dell'emozione e dell'ironia. Questo grazie a un calore umano intensissimo che passa in ogni suo verso e arriva al lettore con forza contagiosa. Lo hanno amato poeti molto diversi fra loro, come Enzensberger, Brodskij, Simic, proprio perché la sua voce poetica ha un segno unificante, è il simbolo di una poesia universale, colta ma immediata, sempre consapevole ma lontana dalle scuole e dalle tendenze. A dieci anni dalla morte, questo libro propone una scelta di poesie di Sarajlic, alcune inedite in italiano, che ripercorre circa cinquant'anni della sua straordinaria esperienza poetica.

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- Italian
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Chi ha fatto il turno di notte
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PoetryAddio alla grande arte
Vi ricordate «Miracolo a Milano»?Vi ricordate i primi(i vostri e i suoi)film di Gérard Philipe?Vi ricordate «I migliori anni della nostra vita»?Vi ricordate Simone Signoret in «Casco d’oro»?e Tatjana Samojlova nelle «Cicogne» di Kalatozov?Vi ricordate Modugnoe la sua «Piove»?Vi ricordate quell’atmosfera di festaalle prime dei drammidi Arthur Miller, Tennessee Williams e Aleksandar Popović?Vi ricordate i concerti di Leonid Kogan e David Ojštrach?Vi ricordate le serate letterariedi Slobodan Marković,Evgenij Jevtušenko,Tadeusz Różevicz,Hans Magnus Enzensberger?Vi ricordate Paul Anka e Vladimir Visotski?Vi ricordate quello stordimentodopo aver chiuso l’ultima paginadel libro di Davičo «Poesia»?E vi ricordate come, in seguito,si ingoiavano i nuovi libridi Marek Hlasko,Juri Kazakov,Danilo Kiš,Josef Škvorecky?Vi ricordate la tristezza che usciva dai romanzidi Venjamin Kaverin e di Heinrick Böll?Preferivate mica i racconti di quest’ultimo?Vi ricordate quel racconto «Viaggiatore, quando verrai a Spa...»?Vi ricordate l’impazienzacon cui aspettavate il nuovo numero di «Novi Svijet»con la continuazione delle memorie di Ehrenburg?Vi ricordate quandodopo aver letto «Treni strettamente sorvegliati»volevate scrivere direttamente all’autoreper ringraziarlo di quello splendido libro?Vi ricordate le mostredi Marijo Mikulić,Ljubo Lah,Safet Zec,Hibrahim Ljubović,Emir Dragulj1?Vi ricordate «Il mio piccolo villaggio» di Menzel?Vi ricordateil Taganjka, il Berliner Ensemble e l’Atelier 212?Vi ricordate le improvvisazioni di Zoran Radmilović?Mai piú.Mai piú quella vita e quell’arte.Mai piúquella passione creativa.Quella gioia di stare insieme.Quello splendore di stellenei versi dei giovani poeti.L’epoca della grande arte è passata.Ioalmenoc’ho vissuto dentro.
1 Si tratta di importanti pittori della scuola di Sarajevo.
Nota
Dagli anni ’60 del secolo scorso, e per piú di un trentennio, Izet Sarajlić è stato probabilmente il piú iugoslavo fra i poeti attivi e pubblicati tra Slovenia e Macedonia, per dire insomma da un capo all’altro della Repubblica federata sorta dalla Lotta di Liberazione nazionale ed euforicamente cresciuta dopo lo scisma del 1948, in un clima che certo non consentiva di prevederne lo schianto nell’ultimo decennio del ’900.
Nella Sarajevo multietnica e tollerante – forse la piú gradevole e attraente delle piccole capitali del paese – l’uomo Sarajlić, uscito dalla tragica stagione bellica (che gli aveva fatto conoscere direttamente l’orrore della violenza con la morte del fratello maggiore fucilato dagli occupatori italiani), cominciava a vivere la sua storia di marito innamorato e di padre felice, trovando nella produzione dei suoi versi se non un rispecchiamento, certo un convincente riscontro della sua poetica piú congeniale: la quotidianità dell’esistenza fra coscienza del tempo e intensità dei sentimenti.
La sua costante e richiesta presenza alle principali iniziative culturali e poetiche delle istituzioni delle varie Repubbliche, la trasparente facilità di lettura e l’immediata presa dei suoi componimenti, la rapida diffusione e l’autentica popolarità dei suoi testi – spesso recitati fuori programma dai piú noti attori del tempo – dovevano farne ben presto «il piú letto poeta bosniaco di tutti i tempi» (dopo l’anonimo autore della celebre elegia intitolata Hasanaginica, la composizione scoperta verso la fine del ’700 da Alberto Fortis, in viaggio per la Dalmazia, e destinata a trovare nei grandi poeti dell’epoca, a cominciare da Goethe, dei validi e prestigiosi traduttori e diffusori).
Naturalmente l’ambito di questo successo e di questo consenso va misurato sul metro della vita pubblica e civile dello stato jugoslavo e molti dei riferimenti contenuti nelle poesie di Sarajlić, le sue letture e le valutazioni delle opere della letteratura mondiale, dai classici ai contemporanei, i suoi viaggi (in delegazione) nelle grandi città dell’Europa dell’Est e dell’Ovest, le sue amicizie in patria e nel mondo, sono il risultato dell’originalità e della specificità jugoslava di quegli anni, proprio di quel progetto di attivo non allineamento politico che tanta attenzione aveva creato attorno all’intuizione del presidente della Repubblica di allora.
Lo scorrimento tematico delle opere pubblicate dal poeta di Sarajevo costituisce uno straordinario percorso della vita sociale jugoslava fra l’ascesa e il consolidamento del suo regime e la distruzione della sua unità plurinazionale. Che porterà Sarajlić ad essere uno degli ultimi testimoni del suo tempo, un mesto sopravvissuto alla guerra scoppiata sul territorio della Bosnia, ormai incapace di orientarsi e di giustificare la propria stessa presenza fra i vivi in un contesto contrassegnato dalla lacrimosa pesantezza delle memorie e dal rimpianto di un passato non piú recuperabile, ma nemmeno condiviso, appunto per la scomparsa di tanti «compagni di strada» e in primo luogo della donna della sua vita, la moglie.
Nel rimpianto della civiltà vissuta e della donna amata e idealizzata si consuma infatti l’ultima produzione (e la vita stessa) di Izet Sarajlić.
Certo nella dilagante provvisorietà dei revisionismi (come ha scritto Sinan Gudžević, amico e curatore delle opere del poeta, nell’edizione del 1997), era fatale che l’ideologia «iugoslava» che sorreggeva (mai dogmaticamente però) tutto il vitalismo esistenziale della produzione poetica sarajlićiana fosse sottoposto a critica frontale e che nella sua stessa città i suoi lavori conoscessero la rimozione della «scomunica» per scarsa o inesistente appartenenza nazionale.
C’è solo da pensare per contro a quanto sia invece opportuno tornare a riflettere sulla consistenza delle creazioni che punteggiano il percorso di questo autore, capace, innanzitutto attraverso i suoi solari rapporti umani, di costruirsi una pleiade di grandi traduttori dei suoi testi (da Hans Magnus Enzensberger a Iosif Brodskij, da Juan Octavio Prenz a Charles Simić e Toni Maraini, da Marin Sorescu a Zoltan Czuka) che costituiscono con i loro stessi nomi la piú sostanziosa garanzia della qualità degli «originali» con cui si sono misurati.
La scelta di presentare una corposa successione di prove che parte dal tempo della venuta al mondo di Tamara, la figlia (1959) e sfuma nelle visite del vecchio Sarajlić al cimitero del Leone, dove si trova la tomba della moglie, non ubbidisce a un criterio antologico (in Sarajlić si dovrebbe costruire un’antologia della quotidianità inesauribile) quanto a una obiettiva esigenza di restituire la compresenza dei motivi ispiratori umani e civili che sono stati la vera etica esistenziale della personalità del poeta nel corso del drammatico quarantennio che egli ha illustrato con la copiosa stesura dei suoi versi.
SILVIO FERRARI
Indice dei contenuti
- Copertina
- Chi ha fatto il turno di notte
- Prefazione di Erri De Luca
- Nota al testo
- Chi ha fatto il turno di notte
- «Već naglas su te brezama recitovala moja predvečerja»
- «Già ad alta voce alle betulle ti recitavano i miei crepuscoli»
- Iz voza
- Dal treno
- Posveta
- La dedica
- Linija Mažino
- La Linea Maginot
- Opet jedna noć
- Ancora una notte
- Povodom Ljermontova
- Nell’occasione di Ljermontov
- Tamara
- Tamara
- Sarajevo
- Sarajevo
- Fragment iz kamenog doba
- Frammento dell’età della pietra
- Izar to ne zna
- L’Isar non lo sa
- Domaća
- Familiare
- Ne sasvim jasna pjesma o Lujevima i Sultanima
- Poesia non del tutto chiara a proposito di Luigi e di Sultani
- Kad sam daleko od tebe
- Quando sono lontano da te
- Oproštaj s Pragom
- Congedo da Praga
- Ljubavna pjesma šezdesetih godina vijeka
- Poesia d’amore degli anni sessanta del secolo
- Druga ljubav
- Un secondo amore
- Neko je zvonio
- Qualcuno ha suonato
- Kako će Sarajevo bez mene
- Come farà Sarajevo senza di me
- Jekovac
- Jekovac
- Porodicu boli grlo
- La famiglia ha mal di gola
- Onaj kos
- Quel merlo
- šta čovjek nosi sa sobom
- Ciò che l’uomo porta con sé
- Podražavanje Hajneu
- Alla maniera di Heine
- Tražim ulicu za svoje ime
- Cerco la strada per il mio nome
- Sude
- Giudicano
- Ruke
- Le mani
- «Trgom Svetog Marka možda nikad više»
- «Per Piazza San Marco forse mai piú»
- Pjesmica s kamilicom
- Poesiola con la camomilla
- 30. februar
- 30 febbraio
- Promjena adrese
- Cambio d’indirizzo
- Nekrolog glagolu voljeti
- Necrologio del verbo amare
- Vlasnik cipela broj 43 posmatra dječje sandale izložene u muzeju u Aušvicu
- Il proprietario delle scarpe numero 43 contempla i sandali da bambino esposti nel museo di Auschwitz
- Slavenska žalosna vrba
- Il salice piangente slavo
- O nagradama
- A proposito dei premi
- Stihovi u slavu kralja Huana Karlosa
- Versi in gloria di re Juan Carlos
- Novo iščitavanje klasike
- Nuova rilettura dei classici
- Sestrama
- Alle sorelle
- Penzionisani Lopud
- L’isola di Lopud pensionata
- Drugi put bih znao
- Un’altra volta saprei
- Posljednji tango u Sarajevu
- Ultimo tango a Sarajevo
- Jevrejsko groblje
- Il cimitero Ebraico
- Oproštaj s Tvrtkovom ulicom
- Addio alla via re Tvrtko
- U slavu Olge Lippautz i Petra Kalaša
- In gloria di Olga Lippautz e Petar Kalaš
- Sve meni
- Tutto a me
- Naši ljubavni sastanci kod Lava
- I nostri incontri d’amore al «Leone»
- Nijedna ti
- Nessuna tu
- Da je barem 1993. godina
- Fosse almeno l’anno 1993
- Čitajući staru pjesmu o 30. februaru
- Leggendo la vecchia poesia sul 30 febbraio
- Oproštaj s velikom umjetnošću
- Addio alla grande arte
- Nota di Silvio Ferrari
- Il libro
- L’autore
- Copyright
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