«A mali estremi, estremi rimedi rigidamente applicati: sono i piú efficaci». A partire dal famoso giuramento, Carlo Carena ha selezionato, tradotto e commentato le pagine piú importanti delle opere di Ippocrate. Un gigante del pensiero scientifico dell'antica Grecia, che basò ogni discorso medico sulla conoscenza dell'uomo e della natura. Una conoscenza fondata sull'osservazione di dati accertati, elaborati razionalmente, correlati all'esame clinico complessivo del malato nel suo ambiente. Ovviamente le nozioni di allora sul corpo umano erano spesso sbagliate e dunque le diagnosi ci possono sembrare approssimative, quando non fantasiose, e le terapie indicate possono a volte far sorridere. Ma il metodo, su cui Ippocrate insiste in tutte le sue opere, quello è di una modernità estrema. Oltre ai trattati, il volume comprende l'intera serie degli aforismi e una selezione delle lettere.

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L'arte della medicina
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Argomento
MedicineCategoria
Medical Theory, Practice & ReferenceNote
GIURAMENTO
1. Igea e Panacea sono figlie di Asclepio e dee della salute.
2. CARDANO, I: «Il Giuramento non ha nulla a che fare con la medicina in sé e per sé […] riguardando semplicemente il dovere di ogni galantuomo, quale è pertanto il medico».
LA LEGGE
1. ERASMO: «Scrutare accortamente cosí grandi fenomeni, raggiungere con l’acume dell’intelletto nozioni cosí ardue, racchiudere nella memoria cosí tante cose, manifestare e mettere in comune a tutti elementi necessari alla salute dell’intero genere umano, non è evidentemente qualcosa che travalica l’uomo ed è assolutamente divino? […] Se dare la vita è un dono proprio di Dio, proteggerla poi e conservarla quando fugge si deve riconoscere che non ne dista molto».
LA MEDICINA ANTICA
1.
1. MARZIANO, Medic., 7: «Questo libro Ippocrate compose contro chi aderisce presentemente alle teorie della medicina moderna e in difesa dell’antica, dimostrando soprattutto che errano nello stabilire il caldo e il freddo come unico principio di qualsiasi malattia».
3.
2. STEPHANUS, s. v. díaita; «Sistema di vita, modo di vivere, tipo di vita, vitto. Ma piú estesamente, a volte, criterio e impostazione della vita per ciò che riguarda il vitto e la cura del corpo. […] Modo di vivere prescritto dai medici, comprendente non solo il cibo e le bevande, ma anche gli esercizi fisici, il sonno, la veglia e quanto altro giova, applicato in corretta misura, alla buona salute».
3. CASTELLI, s. v. spasmus: «Spasmo, ossia Convulsione, contrazione del muscolo al suo inizio»; e s. v. convulsio: «Convulsione, Spasmo: movimento muscolare simile a quello naturale ma involontario»; MARZIANO, Medic., 228: «Come sono dannosissime agli uomini le evacuazioni che eliminano solo la materia biliosa o mucosa o melanconica, la cosiddetta meraca, cosí ci disturbano gli alimenti esclusivamente amari o salati o acidi, senza miscela e temperamento reciproco. […] Per alimenti si intendono quelli non solo molto nutrienti ma anche fortificanti e che non svaniscono rapidamente».
4. La mescolanza ben temperata e la fusione equilibrata, come tutto deve essere in questa arte, e tutto nella civiltà greca.
4.
5. Téchne, un’arte manuale, una scienza pratica, la conoscenza e la bravura nell’esercizio di un mestiere. Cfr. ARISTOTELE, Metafisica, 1: «L’esperienza sembra essere alquanto simile alla scienza [epistéme] e all’arte [téchne]: in effetti, gli uomini acquistano scienza e arte attraverso l’esperienza. L’esperienza, infatti, produce l’arte. […] L’arte si genera quando da molte osservazioni sperimentali si forma un giudizio generale e unico riferibile a tutti i casi simili. Per esempio, il giudicare che a Callia, sofferente di una determinata malattia, ha giovato un certo rimedio, e che questo ha giovato anche a Socrate e a molti altri individui, è proprio dell’esperienza; invece il giudicare che a tutti questi individui, ridotti a unità secondo la specie, sofferenti di una certa malattia, ha giovato un certo rimedio (per esempio ai flemmatici o ai biliosi o ai febbricitanti) è proprio dell’arte» (trad. G. Reale).
5.
6. Cfr. n. 3.
7. Cfr. n. 2.
10.
8. I pasti principali dei Greci in età classica erano abitualmente l’áriston, corrispondente al nostro pasto di mezzogiorno ma piú succinto; e il piú sostanzioso deîpnon, la nostra cena, nel tardo pomeriggio, molto ricca e protratta.
13.
9. ARISTOTELE, Secondi analitici, I 10, 76b: «Ipotesi si dicono quelle premesse, che una volta poste dànno luogo, per il fatto di sussistere, alla conclusione» (trad. G. Colli).
14.
10. ERASMO: «L’antica scoperta della medicina suscitò tale meraviglia fra gli uomini, e fu cosí piacevole sperimentarla, che i loro autori furono considerati senz’altro divini, Apollo e suo figlio Esculapio; anzi, come dice Plinio, si aggiunsero agli dèi coloro che fecero singole scoperte e si ritennero degni di onori divini; cosí Asclepiade, accolto dagli Illirici quale un dio e onorato al pari di Ercole».
16.
11. MARZIANO, Medic., 336: «Qual è l’essenza e la natura degli elementi testé citati? Il loro temperamento, evidente dal fatto che non si guastano né cessano di essere tali se non quando si mescolano opposti, ad esempio il caldo al freddo, e allora cessa di essere caldo».
18.
12. TOMMASEO, s. v. digestione cocitura: «Digestione per Cottura si usa anche ora, abitualmente, nel linguaggio farmaceutico. […] Gli antichi medici, che attribuivano agli umori quasi tutte le malattie, supponevano che essendo da prima in una condizione di crudezza, dovessero passare per certo tal grado di digestione senza la quale non potevano venire eliminati. Quest’epoca della digestione degli umori precedeva sempre di qualche tempo quello della declinazione della malattia. Ma fu detta anche nel signif. di Digestione».
19.
13. Cfr. n. 16.
14. MARZIANO, Medic., 336: «Spiega Ippocrate che l’uomo è perfettamente sano quando digerisce benissimo e gli umori, stabili, non mostrano nessuna prevalenza propria ma sono in congrua proporzione e armonia».
20.
15. Filosofo e poeta siciliano (metà del V secolo), pitagorico, scienziato, autore come altri filosofi-poeti di un poema Sulla natura.
22.
16. GALENO, Def., 52: «La milza è un organo pieno di vene e arterie; ricco com’è di tenui vasi sanguigni separati da cavità, è quindi esile e poroso».
17. MARZIANO, Medic., 415: «Questo punto ha impegnato molto gli interpreti, che non riescono a escogitare cosa intendesse l’autore con queste parole; per cui ciascuno con correzioni differenti del testo cercò di adattarlo a sua discrezione».
18. MARZIANO, Medic., 50: «Il diaframma è un organo nervoso che divide e separa i visceri del torace da quelli al di sotto».
24.
19. Cfr. nn. 14, 19.
IL MORBO SACRO
1.
1. GALENO, Epid., VII: «Gli antichi lo chiamano morbo comiziale, o grande, e Ippocrate puerile nel libro sulle Acque, le arie e i luoghi, perché frequente nella puerizia. Alcuni lo chiamano anche eracleo, non perché ne soffrí Eracle, ma, parrebbe, nell’intento di esprimere la grandezza della malattia. Altri ancora lo definirono morbo sacro, ingannati da un’opinione erronea»; MARZIANO, Morb., inizio: «Il presente libro s’intitola Morbo sacro perc...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Introduzione. di Carlo Carena
- Edizioni e trasmissione dei testi
- Elenco delle abbreviazioni
- Nota alla presente edizione
- L’arte della medicina
- Giuramento
- धऩढधΣ
- La legge
- La medicina antica
- Il morbo sacro
- Il medico
- Il comportamento del medico
- Prescrizioni
- La natura dell’uomo
- Le arie, le acque e i luoghi
- Il regime salubre
- Il regime
- L’anatomia
- L’ambulatorio
- Le malattie
- La prognosi
- Epidemie
- Aforismi
- Lettere
- Note
- Indice degli argomenti
- Copyright
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