Storia di un orso
Tutto era iniziato il 16 aprile 2009, quando un guardaparco al comando di Nino Martino, nella zona più impervia del Parco delle Dolomiti Bellunesi, in fondo alla Valle del Mis, aveva avvistato un orso e gli aveva scattato una serie di fotografie. Ce n’era una in particolare nella quale si vedevano distintamente gli occhi dell’animale che fissavano l’obiettivo: presa dall’alto con una lente che schiaccia le prospettive, faceva apparire l’orso più piccino di quello che era.
Nelle favole, o nei cartoni animati, l’immagine di un animale dai tratti antropomorfi e dal nome di uomo suscita subito un moto di simpatia: «umanizzare» gli animali trasporta in una dimensione infantile, onirica, immaginifica. Non so se Nino Martino avesse riflettuto sugli esiti che il nome «Dino», da lui affibbiato al suo orso, avrebbe comportato. Il nome del serissimo autore del Deserto dei Tartari, il nome del cronista di nera e dell’intellettuale impegnato accostato al muso peloso di un orso clandestino: ci avrà pensato? In ogni caso, il nome «Dino» era perfetto per una favola che avrebbe coinvolto centinaia di migliaia di persone.
Dino appariva indifeso, timido, pronto a fuggire. L’immagine aveva preso a circolare, e si era sparsa la voce che un orso solitario aveva compiuto un’eccezionale migrazione dalla Slovenia. Aveva attraversato la foresta più vasta delle Alpi, quella di Tarvisio, aveva oltrepassato le Giulie, le Carniche, era entrato in Comelico e poi aveva proseguito giù giù lungo i confini delle Dolomiti, fino al Bellunese. Una favola bellissima. Cammina cammina, il protagonista era riuscito ad attraversare strade statali, persino autostrade (dove erano state costruite apposite aperture sotterranee per il passaggio degli animali), aveva guadato fiumi, aggirato paesi, superato alti valichi alpini, ed era avanzato per centinaia di chilometri mantenendo una direzione costante fino a penetrare i luoghi più segreti delle Alpi. Come era riuscito in un’impresa tanto intrepida? – si chiedevano gli etologi. E perché lo aveva fatto? E ancora: in Slovenia vivono circa quattrocento orsi; perché proprio quell’esemplare, perché solo uno di loro, aveva deciso di partire? E seguendo quale istinto?
Gli enigmi – che come premesse per una favola funzionano sempre bene – erano tanti e coinvolgevano scienziati e studiosi del comportamento animale. E anche, va da sé, un gran numero di zoofili. Perché l’orso Dino era partito? Cosa cercava?
Ben presto, però, Dino si era fatto notare anche da una categoria di lavoratori che conosce gli animali da vicino, ma che con gli orsi, per millenaria tradizione, non è mai ...