Testimonianza dell'adesione a un ideale, espressione di fede politica: il canto è una delle manifestazioni più significative di condivisione di un credo sociale. Dal Risorgimento a oggi, un ritratto inedito e curioso della società italiana, a partire dalla sua colonna sonora. Stefano Pivato ripercorre la storia d'Italia sulla falsariga dei suoi canti politici, militari e sociali. Una biografia dell'Italia su uno dei sentieri di più immediato riconoscimento della sua identità. Giuseppe Galasso, "Corriere della Sera" Pivato fa un tuffo nel repertorio generale dei canti politici e riordina il pentagramma di una tradizione scomparsa. Edmondo Berselli, "la Repubblica" Un viaggio nel tempo, di grande suggestione. Giovanni De Luna, "Tuttolibri"

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Storia del XXI secoloI. Il Risorgimento cantato. Dalla Rivoluzione francese a Garibaldi
Tutto ha inizio con la Rivoluzione francese. A partire da quell’evento la politica, come pratica fino ad allora riservata ai ceti aristocratici e alto borghesi, diviene strumento di socializzazione anche per le classi popolari. Segni, emblemi, linguaggi e modi di comunicare subiscono una metamorfosi radicale.
Alla araldica, simbolo della distinzione aristocratica, si sostituisce una iconografia rivoluzionaria alla quale è delegato il compito di sottolineare nuove appartenenze e moderne identità: l’albero della libertà (emblema di una nuova era) o il berretto frigio (il copricapo che, nell’antichità, contraddistingueva lo schiavo liberato). Alla ritualità religiosa se ne sostituisce una di impronta laica, volta a confermare non solo il rifiuto delle vecchie fedi, ma, soprattutto, l’appartenenza a una religione laica che si basa sui dogmi della democrazia e della sovranità popolare. E quei dogmi si nutrono, come nelle religioni tradizionali, di un corredo di riti e simboli: bandiere, coccarde tricolore, feste e commemorazioni civili. Così come le funzioni e le feste religiose erano accompagnate dai canti sacri e liturgici, anche la «nuova politica» eleva i propri inni agli idoli dell’era laica. Anzi, l’inno diviene uno dei simboli più rappresentativi, una sorta di rituale civile: l’atto di testimonianza e di adesione alle nuove fedi secolarizzate che accompagnano l’ascesa e lo sviluppo della politica a partire dalla Rivoluzione francese. O, ancora meglio, a partire dalla Marsigliese.
In realtà la Rivoluzione francese sta alla nascita della «nuova politica» così come La Marsigliese sta all’origine del canto di ispirazione politica. Composta da Claude-Joseph Rouget de Lisle nel 1792 con il titolo di Canto di guerra per l’armata del Reno, viene stampata in fogli volanti come canto di reclutamento alle armi dei cittadini francesi («aux armes [...] formez vos bataillons»). Intonata dai coscritti marsigliesi nella loro marcia verso Parigi, prende il nome di Inno di Marsiglia: di qui, quello definitivo di La Marsigliese.
La Marsigliese
Allons enfants de la Patrie,
Le jour de gloire est arrivé!
Contre nous de la tyrannie
L’étendard sanglant est levé
Entendez-vous dans les campagnes
Mugir ces féroces soldats?
Ils viennent jusque dans nos bras
Egorger nos fils et nos compagnes.
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
Marchons!
Marchons!
Qu’un sang impur
Abreuve nos sillons!
Que veut cette horde d’esclaves
de traîtres, de rois conjurés?
pour qui ces ignobles entraves,
ces fers dès longtemps préparés?
Français! Pour nous, ah! Quel outrage!
Quels transports il doit exciter!
c’est nous qu’on ose méditer
de rendre à l’antique esclavage!
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
Marchons!
Marchons!
Qu’un sang impur
Abreuve nos sillons!
Quoi! Des cohortes étrangères
feraient la loi dans nos foyers!
Quoi! Ces phalanges mercenaires
terrasseraient nos fiers guerriers;
Grand Dieu! Par des mains enchaînées
nos fronts sous le joug se ploieraient;
de vils despotes deviendraient
les maîtres de nos destinées!
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
Marchons!
Marchons!
Qu’un sang impur
Abreuve nos sillons!
Tremblez tyrans! Et vous perfides,
l’opprobre de tous les partis,
Tremblez! Vos projets parricides
vont enfin recevoir leur prix!
tout est soldat pour vous combattre
s’ils tombent nos jeunes héros,
la France en produit de nouveaux,
contre vous tout prêts à se battre!
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
Marchons!
Marchons!
Qu’un sang impur
Abreuve nos sillons!
Français en guerriers magnanimes,
portez ou retenez vos coups!
épargnez ces tristes victimes
à regret s’armant contre nous
mais ces despotes sanguinaires,
mais ces complices de Bouillé
tous ces tigres qui sans pitié
déchirent le sein de leur mère…!
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
Marchons!
Marchons!
Qu’un sang impur
Abreuve nos sillons!
Amour sacré de la Patrie,
conduis, soutiens nos bras vengeurs!
Liberté, liberté chérie,
combats avec tes defenseurs!
sous nos drapeaux, que la victoire
accoure à tes mâles accents!
que tes ennemis expirants
voient ton triomphe et notre gloire!
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
Marchons!
Marchons!
Qu’un sang impur
Abreuve nos sillons!
Nous entrerons dans la carrière
quand nos aînés n’y seront plus;
nous y trouverons leur poussière
et la trace de leurs vertus
bien moins jaloux de leur survivre
que de partager leur cercueil,
nous aurons le sublime orgueil
de les venger ou de les suivre!
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
Marchons!
Marchons!
Qu’un sang impur
Abreuve nos sillons!6
La Marsigliese è successiva di almeno un paio d’anni a due canzoni molto popolari nella prima fase rivoluzionaria, Ça ira e La Carmagnola, destinate ad avere circolazione anche fuori dai confini francesi. Tuttavia, La Carmagnola, che nei suoi versi promette di «fare sgozzare tutta Parigi» e minaccia il «suono del cannone»7, evoca immagini troppo truci per rappresentare l’idea della nazione. Di qui, con tutta probabilità, la preferenza per un testo come La Marsigliese, ritenuto più adatto a rappresenta...
Indice dei contenuti
- Introduzione. Canti sociali e canzoni d’autore: un «filo rosso»
- Parte prima. Dalle origini alla Belle Époque
- I. Il Risorgimento cantato. Dalla Rivoluzione francese a Garibaldi
- II. «Guvernu ’talianu è veru buttanu». Dalla parte dei reazionari
- III. Amore e amor di patria. L’opera lirica
- IV. «Far nazioni» e «far canzoni». Gli inni nazionali
- V. «Far partiti» e «far canzoni». Il movimento operaio
- VI. «Compagni dai campi e dalle officine». Nel mondo del lavoro
- VII. «La distanza è atlantica, la memoria cattiva». Emigrazione e canto popolare
- VIII. Campane e canzonette. Clericalismo e anticlericalismo
- IX. La Belle Époque. Rivoluzione industriale e rivoluzione musicale
- Parte seconda. Due guerre e due dopoguerra
- X. Il Piave e la sua leggenda. La Grande Guerra
- XI. «Giovinezza giovinezza». Durante il fascismo
- XII. «Vincere!». Sui fronti della Seconda guerra mondiale
- XIII. «Bella ciao». La Resistenza
- XIV. «Scurdammece ’o passato». Canto sociale e canzone leggera nel secondo dopoguerra
- XV. Da Spartacus a Umberto (Eco). Fra Sanremo e Cantacronache
- Parte terza. «Musica ribelle». dal ’68 al G8
- XVI. «I tempi stanno cambiando». Autoritratto (canoro) di una generazione
- XVII. «Musica ribelle». La rivolta contro l’autorità
- XVIII. «Dal letame nascono i fior». Solidarietà ed emarginazione
- XIX. «Chitarre contro la guerra». L’antimilitarismo
- XX. «Contessa» e le compagne. Pensieri e parole della canzone militante
- XXI. Nel microsolco del Sessantotto. Continuità e innovazione negli anni Settanta
- XXII. Musica leggera in anni di piombo. Il terrorismo
- XXIII. Da Lenin a Lennon (a «Forza Italia»). Il tramonto degli inni politici
- XXIV. Un canto antiglobale. «Bella ciao» è tornata
- Bibliografia
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